Iran-Usa, Vance: “Due mesi per negoziati iniziano oggi”. Il messaggio a Israele: “Trump unico alleato”

(Adnkronos) –
JD Vance fischia l’inizio dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, come previsto dal memorandum d’intesa firmato dai due paesi, e invia un messaggio perentorio ad Israele: “Non dovrebbe attaccare l’unico alleato che ha”. Il vicepresidente americano fa il punto della situazione dopo la firma del memorandum che pone fine al conflitto con Teheran. Donald Trump ha siglato il documento a Versailles, nella cena che ha chiuso il G7 in Francia. “Direi che il periodo di 60 giorni è ufficialmente iniziato oggi. Considerata la differenza di ora, direi che sia stato tecnicamente firmato oggi nell’orario dell’Iran quindi sì l’accordo è iniziato oggi, l’orologio è scattato oggi”, dice Vance. 

 

L’intesa sarà seguita dai negoziati relativi in particolare al programma nucleare iraniano. Intanto, riapre lo Stretto di Hormuz e viene rimosso il blocco navale americano. “Non vogliamo che succeda di nuovo”, dice Vance riguardo alla chiusura dello stretto di Hormuz, sottolineando che “noi crediamo che un passaggio marittimo internazionale non debba avere pedaggi, e questa è la nostra posizione”. Il memorandum di intesa tra Usa e Iran prevede che lo stretto sia aperto senza pedaggi per i 60 giorni dei negoziati. “Non si tratta dei pedaggi – afferma – ma di garantire che lo stretto non venga mai più usato per strozzare l’economia globale. Francamente non credo che questo sia quello che vogliono gli iraniani, non è quello che vuole l’Oman”. 

Si discute dei 300 miliardi di dollari che Teheran potrebbe ricevere: “Il semplice fatto che l’unico modo in cui gli iraniani avranno queste risorse è che rispettino a pieno l’accordo e che cambino il loro comportamento”, dice ribadendo che “in ogni caso non un singolo centesimo arriverà dagli Stati Uniti” e “in nessuna circostanza. Così abbiamo veramente una win-win situazione per gli Usa – aggiunge- se gli iraniani non cambiano il loro atteggiamento, il loro esercito e il loro programma nucleare è già distrutto. Se cambiano, allora avranno una relazione trasformativa con il Medio Oriente” e viceversa. 

 

Il vice presidente respinge le ricostruzioni secondo cui l’annuncio del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran sarebbe stato gestito in modo caotico. Rispondendo ai giornalisti, Vance contesta questa ricostruzione, spiegando che i ripetuti cambiamenti sulla tempistica dell’annuncio erano legati soprattutto alle richieste avanzate da Teheran sul testo finale: “Gli iraniani volevano una traduzione in persiano del memorandum con cui si sentissero a proprio agio e, naturalmente, una volta completata la traduzione in farsi, il Dipartimento di Stato doveva verificare che corrispondesse al significato del testo inglese”.  

Secondo Vance, proprio questo processo di verifica avrebbe contribuito ai rinvii e all’incertezza sulle modalità di pubblicazione del documento. “Credo che sia questo che stava accadendo. Il testo ora è pubblico. Avevamo detto che saremmo stati trasparenti, ma il motivo per cui c’è stato un po’ di avanti e indietro sulla data esatta della pubblicazione è che stavamo cercando di dimostrare buona fede agli iraniani, che, per ragioni che non conosco, tenevano molto a come il testo venisse presentato”, aggiunge. 

 

Il numero 2 dell’amministrazione risponde in maniera perentoria alle domande su Israele. Trump negli ultimi giorni ha apertamente criticato gli attacchi ordinati dal premier Benjuamin Netanyahu contro il Libano. “Quello che mi dà fastidio è che abbiamo visto persone nel governo di Bibi attaccare l’accordo e in alcuni casi hanno attaccato personalmente il presidente. Il mio messaggio a loro è che Donald Trump è l’unico capo di stato in tutto il mondo che è solidale con in Israele, ed è anche il capo della superpotenza mondiale”, il monito rivolto da Vance agli esponenti del governo israeliano che stanno pubblicamente attaccando l’accordo con l’Iran. “Negli ultimi 3 mesi, due terzi delle armi difensive che ha protetto la bostra nazione sono state costruite da mani americane e pagate con sold di contribuenti americani. Se io fossi nel governo israeliano – dice ancora – non attaccherei l’unico alleato potente che mi è rimasto nell’intero mondo”.  

“Il problema per Israele non è Donald Trump e chiunque in Israele pensi che il loro maggiore problema sia il presidente degli Stati Uniti si deve svegliare e rendersi conto della realtà della situazione in cui si trova il loro Paese”, aggiunge il vice presidente americano, giudicando inevitabile la posizione critica di Trump nei confronti di Netanyahu: “Siamo alla svolta decisiva per l’accordo, all’improvviso c’è un’enorme esplosione in un’area di civili a Beirut, e un sacco di persone che non hanno nulla a che vedere con Hezbollah hanno perso la vita. Questo non è accettabile”. 

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