Nessun genitore dovrebbe vedere morire il proprio figlio. Tanto è vero che esiste una parola per descrivere chi resta senza uno o entrambi i genitori (“orfano”), ma non esiste un termine per descrivere chi perde un figlio. O, almeno, non ancora. L’Accademia della Crusca sta infatti vagliando l’utilizzo del termine “atèfano” per descrivere i genitori che perdono il proprio figlio mentre loro sono ancora in vita.
Il neologismo nasce per crasi dell’alfa privativa (‘a’), ‘té-‘ (abbreviativo di ‘téknon’, ovvero ‘figlio’) e ‘fano’, da ‘orphanòs’ (privo, mancante).
La richiesta dalla Liguria
La richiesta, contenuta in una mozione presentata dal consigliere di Forza Italia Angelo Vaccarezza, è stata approvata all’unanimità dal consiglio della Regione Liguria su iniziativa dell’Associazione ‘Rachele Franchelli, uno sguardo senza confini’. L’organismo locale ha quindi chiesto alle istituzioni nazionali di “promuovere la conoscenza e la diffusione del neologismo ‘atefano’, vocabolo che indica la condizione di un genitore che ha perso uno o più figli”.
L’Associazione è stata fondata l’anno scorso dai genitori di Rachele, una ragazza scomparsa prematuramente nel 2024 a soli 16 anni a causa di un raro tumore alla ghiandola pineale.
I dati sulle morti precoci
Non esiste un dato ufficiale sui casi di premorienza dei figli rispetto ai genitori.
La base più solida resta quindi il quadro Istat sulle morti degli under 50. Nel 2023, nella fascia 0-49 anni, la mortalità complessiva era pari a 5,1 decessi ogni 10mila abitanti; tra le cause principali figurano tumori (circa 30%), cause esterne (22%) e malattie del sistema circolatorio (12%).
Tra le cause esterne, gli incidenti di trasporto pesano ancora molto, rappresentando l’8,3% della mortalità totale sotto i 50 anni.
Sulle morti precoci per tumori giovanili, leggi anche: Così lo stile di vita sbagliato sta diffondendo i tumori giovanili
—
Famiglia
content.lab@adnkronos.com (Redazione)


