Pma, oltre 3,2 milioni di nati in Europa dal 1997

Dal 1997 a oggi, la scienza ha permesso la nascita di oltre 3,27 milioni di bambini, documentando un’impresa medica che conta più di 15,8 milioni di cicli di trattamento. Un numero pari alla popolazione di metropoli come Roma o Madid. Non si tratta più di una “speranza per pochi”, ma di una realtà che sta riscrivendo la demografia del continente. Solo nel 2023, i centri europei hanno coordinato oltre 1,15 milioni di cicli, portando alla luce 247.021 nuovi nati. In un momento storico segnato dalla crisi della natalità, la medicina della riproduzione diventa un pilastro fondamentale della società moderna.

L’eccezione italiana: un bambino su venti nasce in clinica

L’Italia rappresenta un caso emblematico in questo panorama. Secondo i dati più recenti del Registro Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), presentati nel 2024, nel nostro Paese sono nati 17.660 bambini grazie alla Procreazione medicalmente assistita (Pma). Questa cifra corrisponde al 4,8% del totale dei nati vivi: in pratica, oggi in Italia quasi un bambino ogni venti nasce grazie all’aiuto della scienza.

Il ricorso a queste tecniche è in crescita costante, con 115.455 cicli effettuati in un solo anno. Un dato particolarmente significativo riguarda la prevenzione: le procedure di egg freezing (il congelamento degli ovociti per preservare la fertilità) sono aumentate del 44%, superando i 1.200 percorsi annuali. Però l’Italia resta tra i Paesi europei con la più alta percentuale di donne sopra i 40 anni che accedono alla Pma, chiaro segnale che rende fondamentale investire in prevenzione e informazione precoce.

In Italia quasi 5 bambini su 100 nascono con la procreazione assistita

La formula del successo: meno embrioni, più culle

La grande rivoluzione dell’ultimo decennio non riguarda solo il “quanti” bambini nascono, ma il “come”. La medicina moderna ha vinto la sfida della sicurezza. Uno studio condotto su oltre 18.000 donne ha dimostrato che oggi la Pma può raggiungere tassi di successo straordinari senza i rischi del passato.

Il nuovo standard è il Single Embryo Transfer, ovvero il trasferimento di un unico embrione alla volta. Se in passato si tentava la fortuna inserendo più embrioni, causando spesso gravidanze gemellari o trigemine rischiose, oggi la tecnologia permette di essere estremamente precisi. Grazie a tecniche come la coltura a blastocisti (lo sviluppo dell’embrione in laboratorio per 5-6 giorni) e la vitrificazione (il super-congelamento rapido), la probabilità di successo cumulativa su tre cicli di trattamento ha raggiunto il 68,2%. Al contempo, le nascite multiple sono crollate a un minimo storico del 2,9%, contro cifre che storicamente superavano il 20%.

Un altro pilastro è il Frozen Embryo Transfer, ovvero il trasferimento di embrioni precedentemente congelati, che ormai rappresenta quasi il 43% dei trattamenti in Europa. Questa tecnica ha mostrato tassi di parto (27,6%) superiori alla fecondazione in vitro classica “a fresco” (24,4%), perché permette al corpo della madre di essere in condizioni ormonali più naturali al momento dell’impianto.

Cosa pensano i cittadini della procreazione assistita?

Mentre la tecnologia corre, come risponde l’opinione pubblica? Un’ampia ricerca condotta da Ipsos nel 2026 per conto di Pet ed Eshre ha messo a confronto i cittadini di Italia, Regno Unito, Spagna e Paesi Bassi. L’Italia è il Paese con il più forte spirito solidaristico verso chi desidera un figlio. Il 64% degli italiani è favorevole al finanziamento pubblico dei trattamenti di fertilità. Per fare un confronto, il supporto scende al 62% in Spagna, al 57% nel Regno Unito e al 54% nei Paesi Bassi. In Italia, inoltre, questo sostegno è trasversale a tutte le età, mentre in altri Paesi tende a calare tra gli over 35.

L’opinione pubblica sembra inoltre pronta a frontiere che la legge italiana ancora proibisce. Il 41% dei cittadini sostiene la ricerca sugli embrioni per sconfiggere le malattie congenite. La Spagna è però il Paese più aperto su questo fronte, con solo il 15% di opposizione rispetto al 21% italiano e al 24% olandese.

Ancora più audace è la visione sul genome editing (la modifica del Dna). Alla domanda se sia giusto modificare un embrione per eliminare malattie letali come la fibrosi cistica, gli italiani favorevoli sono il 46%. Una percentuale alta, ma comunque inferiore a quella di Paesi Bassi (55%), Spagna (53%) e Regno Unito (52%).

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Maternità surrogata: il divario generazionale

Sulla maternità surrogata, vietata in Italia e Spagna ma permessa nel Regno Unito e nei Paesi Bassi, emerge un dato politico fortissimo. Se nel complesso solo il 43% degli italiani è favorevole alla legalizzazione, la percentuale balza al 56% tra i giovani dai 16 ai 24 anni. Questo suggerisce che in Italia è in atto un profondo cambio di sensibilità che potrebbe portare a riforme future.

Un registro europeo per la trasparenza

La sfida dei prossimi anni sarà la sicurezza dei dati e il monitoraggio continuo. L’Europa sta lanciando EuMar, un registro paneuropeo che raccoglierà informazioni ciclo per ciclo. L’obiettivo è trasformare quel numero di 3,27 milioni di nati in uno standard di cura sempre più elevato, garantendo che ogni percorso verso la genitorialità sia non solo un successo scientifico, ma un’esperienza umana sicura ed equa per tutti.

 

Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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