Le criticità del recepimento italiano e i nodi sui costi della direttiva “Right to Repair”

(Adnkronos) – Il recepimento in Italia della direttiva europea sul diritto alla riparazione introduce nuove tutele per i consumatori vietando le clausole contrattuali e i blocchi software che impediscono la riparazione dei dispositivi, ma lascia aperti diversi nodi applicativi sul piano della convenienza economica. Secondo la piattaforma di elettronica ricondizionata refurbed, il provvedimento non definisce parametri quantitativi per stabilire cosa costituisca un prezzo ragionevole dei componenti di ricambio, elemento che determina la scelta tra la riparazione e la sostituzione di un apparecchio.  

“La Direttiva merita credito: vieta i trucchi contrattuali, hardware e software che i produttori hanno usato per anni per bloccare le riparazioni”, afferma Kilian Kaminski, co-fondatore di refurbed e membro del consiglio direttivo di EUREFAS, l’Associazione Europea per il Ricondizionamento. “Ma non dice mai quale sia effettivamente un prezzo di riparazione equo e questo è l’unico numero che decide se la riparazione batte la sostituzione”. 

 

Kilian Kaminski, co-fondatore di refurbed e membro del consiglio direttivo di EUREFAS

 

 

 

 

Un ulteriore elemento di dibattito riguarda le deroghe previste a tutela della proprietà intellettuale, che potrebbero permettere ai produttori di limitare l’uso di pezzi di ricambio compatibili, usati o realizzati tramite stampa 3D, oltre a mantenere pratiche di blocco come l’accoppiamento dei componenti.  

Nel contesto italiano, l’attuazione della norma prevede l’istituzione di un Osservatorio Nazionale sulla Riparazione con compiti di monitoraggio e la destinazione del cinquanta per cento dei proventi delle sanzioni alla promozione dell’economia circolare. A fronte di questa impostazione, le proposte dell’industria del ricondizionato orientate a rafforzare la misura suggeriscono l’introduzione di un tetto massimo sui prezzi dei componenti principali fissato al venti per cento del valore del prodotto, la limitazione delle cause di esenzione legate ai brevetti e l’adozione di incentivi fiscali diretti o bonus riuso per i cittadini.  

Resta inoltre distinta la responsabilità tra il diritto alla riparazione e il Regolamento europeo sull’Ecodesign, deputato ad stabilire i criteri di progettazione originaria dei prodotti. “Tutti celebreranno questa Direttiva come il momento in cui la riparazione è diventata più facile in Italia e in Europa. Non lo è.“ Conclude Kaminski. “È il momento in cui bloccare la riparazione è diventato un po’ più imbarazzante da fare in pubblico, ma nessuno ha messo un numero su quanto dovrebbe costare. Se un pezzo di ricambio raggiunge ancora l’80% del prezzo di un nuovo dispositivo, il diritto di chiederlo non vale nulla. Non ci serve un altro diritto sulla carta o un ennesimo Osservatorio. Ci serve un prezzo agli atti e un incentivo reale. Un diritto alla riparazione ha importanza solo se il prodotto è effettivamente riparabile”. 

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