“Evito le discussioni, faccio ciò che mi piace” e compie 117 anni. Per la scienza il segreto è un altro

Spegnere 117 candeline per i suoi 117 anni sarà impresa ardua, ma una vita piena e un traguardo da Guinnes World Record sapranno ricompensarla. Parliamo di Ethel Caterham, la persona più anziana del mondo che oggi festeggia il suo compleanno ultracentenario. Ospite alla casa di riposo Hallmark Lakeview Care Home a Lightwater, nel Surrey, nel Regno Unito, Ethel sta trascorrendo questa giornata speciale circondata dall’affetto di familiari e amici. Un compleanno che arriva dopo un anno memorabile che l’ha vista protagonista di un incontro con il re Carlo III in persona.

Ethel ha ereditato il titolo di persona più anziana del pianeta nell’aprile del 2025, in seguito alla scomparsa della precedente primatista, la suora brasiliana suor Inah Canabarro Lucas, spentasi all’età di 116 anni. Ma chi è questa straordinaria supercentenaria e qual è la sua incredibile storia?

Una vita lunga un secolo (e oltre)

Nata nello Hampshire il 21 agosto 1909, Ethel Caterham è cresciuta a Tidworth, nel Wiltshire, ed è la penultima di otto figli. La sua longevità è così straordinaria da renderla l’ultima suddita britannica ancora in vita ad essere nata sotto il regno di re Edoardo VII (deceduto nel maggio del 1910). Per dare un’idea del tempo trascorso, re Carlo III è il sesto sovrano a salire sul trono britannico nell’arco della sua vita.

La giovinezza è stata ricca di avventure. Come ha raccontato alla stampa internazionale, 1927, ancora adolescente, decise di intraprendere un lungo viaggio verso l’India per lavorare come ragazza alla pari per una famiglia di militari. Nel 1931, durante una cena nel Regno Unito, incontrò l’amore della sua vita: Norman, un tenente colonnello dell’esercito britannico. Dopo il matrimonio, la coppia si trasferì a Hong Kong, dove Ethel aprì e gestì una scuola materna. Dal loro matrimonio sono nate due figlie (entrambe purtroppo decedute prima di lei). Norman è scomparso nel 1976, e la longevità sembra essere un vero e proprio “affare di famiglia”: una delle sorelle di Ethel, Gladys, ha vissuto a sua volta fino all’età di 104 anni.

La tempra di Ethel è leggendaria. Ha continuato a guidare l’automobile fino all’età di 97 anni ed è persino entrata nel Guinness dei primati come una delle persone più anziane ad essere sopravvissute al Covid-19, dopo aver contratto e superato il virus nel 2020, alla veneranda età di 110 anni.

L’anno scorso, poco dopo aver compiuto 116 anni, Ethel ha ricevuto una visita speciale da re Carlo III. Durante l’incontro, con grande prontezza e un pizzico di ironia, la centenaria ha ricordato al sovrano la sua storica investitura a principe di Galles nel 1969, quando lui aveva solo 21 anni, dicendogli: “Tutte le ragazze erano innamorate di te e volevano sposarti”.

I segreti di Ethel: “Niente discussioni”

Ma qual è il segreto per arrivare a spegnere 117 candeline? Ethel attribuisce la sua incredibile longevità a tre regole d’oro semplicissime che applica ogni giorno: evitare le discussioni, saper ascoltare gli altri e fare sempre ciò che le piace. Una filosofia di vita all’insegna della serenità emotiva e della riduzione dello stress.

Se per Ethel la ricetta è legata alla pace interiore, la scienza si è posta una domanda fondamentale: che cosa succede, a livello biologico, nel corpo di chi riesce a vivere così a lungo fuggendo ai grandi killer della vecchiaia come tumori, demenza e malattie cardiache?

La risposta della scienza: l’abbondanza di cellule “killer”

Ma come si fa a vivere così a lungo? Secondo uno studio pubblicato il 19 agosto 2026 sulla rivista scientifica Cell Reports, il vero segreto dei supercentenari risiede nel loro sistema immunitario, capace di continuare ad adattarsi anche in età estrema.

La ricerca – condotta su un campione di centenari e supercentenari in Giappone, dove vivono circa 150 persone dai 110 anni in su – è stata guidata dal biologo Kosuke Hashimoto dell’Università di Osaka. Gli scienziati hanno scoperto che le persone che superano la soglia dei 110 anni possiedono nel sangue una quantità straordinariamente elevata di un tipo molto raro di cellule immunitarie: i linfociti T citotossici CD4.

Per comprendere l’importanza di questa scoperta, occorre fare un piccolo passo indietro. I linfociti T sono le cellule “soldato” del nostro sistema immunitario. La variante CD4 citotossica ha una caratteristica speciale: è in grado di aggredire e uccidere direttamente le cellule nemiche, incluse quelle tumorali. Nelle persone giovani, queste cellule killer sono rarissime e rappresentano solitamente meno del 5% della popolazione totale di linfociti T.

Lo studio ha analizzato diversi gruppi d’età, svelando un dato sorprendente. Con l’avanzare degli anni, la percentuale di queste cellule killer non diminuisce, ma si impenna drammaticamente:

  • Nei soggetti tra i 70 e i 90 anni, queste cellule rappresentano circa il 4% del totale.
  • Nei centenari (tra i 100 e i 109 anni), la quota sale al 10%.
  • Nei supercentenari (dagli 110 anni in su), come la festeggiata Ethel Caterham, la percentuale raggiunge l’incredibile cifra del 18%.

Centenari, sì, ma a che prezzo? Il “bug” della longevità: viviamo di più (e male)

Uno scudo naturale contro i tumori?

Gli scienziati giapponesi hanno scoperto che queste cellule killer non si limitano a fluttuare nel sangue, ma si attivano clonandosi rapidamente in risposta a minacce specifiche. Confrontando i loro recettori con i database genetici globali, i ricercatori hanno scoperto che molte di queste cellule corrispondevano a quelle presenti in pazienti affetti da cancro (in particolare al polmone). La cosa straordinaria? Nessuno dei centenari partecipanti allo studio aveva mai sofferto di tumore in vita sua.

Come spiega a Nature Ana Caetano Faria, immunologa della Federal University of Minas Gerais in Brasile che coordina ricerche analoghe, questi linfociti killer CD4 potrebbero agire come una vera e propria barriera naturale contro la crescita dei tumori, neutralizzando le cellule tumorali sul nascere prima che possano svilupparsi in una patologia clinica.

La comunità scientifica internazionale, pur definendo la scoperta “entusiasmante e biologicamente plausibile”, invita comunque alla cautela. Scienziati come Shawn Demehri del Massachusetts General Hospital e Alejandro López-Soto dell’Università di Oviedo in Spagna precisano che l’efficacia protettiva diretta di queste cellule contro i tumori nei centenari resta un’ipotesi affascinante che dovrà essere dimostrata con ulteriori verifiche sul campo.

Nel frattempo, comprendere come il sistema immunitario di supercentenari del calibro di Ethel Caterham riesca a mantenersi così efficiente e adattivo rappresenta una speranza concreta per la medicina del futuro. L’obiettivo finale dei ricercatori non è solo allungare gli anni di vita, ma sviluppare terapie che consentano a tutti noi di invecchiare in salute, protetti da uno scudo immunitario naturale.

Tra un sorriso regale e un saggio consiglio di vita, Ethel continua a godersi il suo cammino straordinario: se la sua mente ci suggerisce che per vivere bene basta evitare le discussioni, la sua biologia potrebbe presto insegnare alla scienza medica come sconfiggere i mali del nostro secolo.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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