Fuoco di Sant’Antonio per 1 over 50 su 10 nell’arco della vita, dai sintomi al vaccino ecco cosa sapere

(Adnkronos) – Una infiammazione molto intensa sulla pelle con la sensazione di una bruciatura. E’ uno segnali dell’herpes zoster, presente nel 95% della popolazione. E’ l’infezione che causa il cosiddetto fuoco di Sant’Antonio – il rischiamo alla sensazione di bruciore – e che appartiene al gruppo delle varicelle. “Circa un over 50 su dieci avrà almeno un episodio di herpes zoster nell’arco della vita. La malattia è dolorosa e debilitante, soprattutto quando colpisce i più anziani. È, perciò, questa fascia di popolazione la destinataria dei vaccini che aiutano a controllare i sintomi e a evitare complicazioni e recidive. Sono efficaci, sicuri, sempre disponibili”. A fare il punto sono gli esperti anti-bufale della piattaforma ‘Dottore ma è vero che…?’ della Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri.  

L’Herpes Zoster è anche noto come fuoco di Sant’Antonio a causa di un’antica associazione con l’eremita Sant’Antonio Abate (251-356 circa). Il monaco egiziano che secondo la tradizione resistette nel deserto alle insidie del diavolo, riportando dolorose ustioni sul corpo. Infatti questa patologia è estremamente fastidiosa: colpendo i nervi causa numerose vescicole che si distribuiscono sul torace o sull’addome, solitamente solo da un lato. “I sintomi conseguenti durano parecchio, da due a quattro settimane, e causano dolori intensi nelle parti colpite. Ci sono poi da gestire le vescicole che possono diventare pruriginose e potrebbero lasciare cicatrici se si rompono quando sono ancora piene di liquido – ricordano gli esperti – L’eruzione cutanea e il prurito non interessano ogni soggetto colpito; talvolta possono verificarsi anche altri disturbi, come mal di testa, febbre, senso di affaticamento o formicolii. In alcuni casi, poi, si può rischiare la nevralgia posterpetica, un insieme di sintomi più acuti, come dolore e bruciori persistenti, sensibilità della cute, stanchezza e inappetenza, che durano mesi”.  

Chi ha avuto la varicella rischia certamente il fuoco di Sant’Antonio? “No, non tutte le persone che hanno avuto la varicella sviluppano questa malattia, sebbene sia causata da un virus, l’herpes zoster, che appartiene alla stessa famiglia – rispondono – Quando questo agente virale entra in contatto con il nostro organismo, generalmente nell’infanzia, causa la varicella. Dopo la guarigione, il virus non viene cancellato, ma resta latente nel sistema nervoso. Se si riattiva, anche dopo decenni, può causare il cosiddetto fuoco di Sant’Antonio. 

Perché il virus si riattiva? “La causa della riattivazione non è nota, ma sappiamo che esistono diversi fattori di rischio che possono favorire lo sviluppo della malattia – continuano gli specialisti – Fra questi, il principale è il calo delle difese immunitarie, condizione che si verifica soprattutto in età avanzata, in seguito a stress fisico (ma anche emotivo) o in concomitanza con altre infezioni, come l’Hiv. L’herpes zoster è un pericolo che riguarda anche chi ha subito un trapianto di organi oppure di midollo osseo e i soggetti in chemioterapia oppure sottoposti a lunghe cure con corticosteroidi”.  

Allora se sono sano e ho meno di 50 anni non dovrei vaccinarmi? “L’incidenza della malattia in chi ha meno di 50 anni è trascurabile. Inoltre, è molto bassa la probabilità di sviluppare complicazioni – chiariscono – In ogni caso, consultarsi con il proprio medico è la strategia migliore, poiché saranno valutati lo stato di salute e gli eventuali fattori di rischio specifici. I soggetti più esposti, e per i quali la vaccinazione è indicata, sono coloro che soffrono di diabete di tipo 2, di patologie cardiovascolari, di Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva), ma sempre in relazione con l’età”.  

I vaccini. Il ministero della Salute “raccomanda e offre gratuitamente la vaccinazione contro l’herpes zoster a tutti i soggetti nel 65.esimo anno di età e alle categorie a rischio per patologia o fragilità. Il vaccino ricombinante adiuvato: indicato a partire dai 18 anni di età (soprattutto per soggetti a rischio o immunodepressi). Si somministra in due dosi a distanza di 2 mesi (intervallo variabile da 1 a 6 mesi). Il vaccino a virus vivo attenuato: Indicato per soggetti dai 50 anni in su (non utilizzabile nei soggetti immunodepressi) in dose singola”. In Italia sono disponibili due vaccini”.  

I due vaccini disponibili in Italia. “Shingrix è indicato in persone di età pari o superiore a 50 anni e nei soggetti fragili a partire dai 18 anni. Diversi studi di fase III hanno dimostrato l’efficacia del vaccino nel prevenire l’herpes zoster: maggiore del 90% in soggetti con più di 50 anni e tra il 70 e il 90% in soggetti fragili con almeno 18 anni d’età. La persistenza della protezione si aggira intorno al 90% a 5 anni dalla vaccinazione – si legge nelle indicazioni della Siti sulla pagine ‘VaccinaSì’ (Società italiana di Medicina preventiva e sanità pubblica) – Zostavax è indicato in soggetti di età pari o superiore ai 50 anni. Questo vaccino ha mostrato un’efficacia compresa fra il 38% ed il 70%, prevenendo l’herpes zoster maggiormente nei soggetti tra i 50 e i 59 anni. La persistenza della protezione si aggira intorno al 50% a 5 anni dalla vaccinazione”.  

Il fuoco di Sant’Antonio è molto contagioso. Ci si deve vaccinare per proteggere i familiari anziani? “Come tutti i virus dell’herpes, anche lo zoster è molto contagioso, ma il vaccino in questo caso non è indicato. La trasmissione dell’infezione avviene tramite il contatto con il liquido contenuto nelle vesciche. Basta, dunque, evitare di condividere indumenti, biancheria e altri oggetti, oltre a rimanere isolati, fin quando si è guariti”, concludono gli esperti di ‘Dottore ma è vero che…?’.  

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