Caramia (Tor Vergata): “Dobbiamo fare nostra parte contro femminicidi”

(Adnkronos) – “Il femminicidio non è una fatalità, non è un destino inevitabile: è la pretesa di esercitare un potere sulla vita di un’altra persona. Il rispetto non deve essere una concessione, ma un principio. La libertà di una persona non deve terminare dove iniziano le aspettative di un’altra. Credo fortemente che l’università debba sapersi porre in maniera critica su questi aspetti e, insieme alle istituzioni, deve fare la propria parte. Si può insegnare tutto questo non soltanto attraverso le parole, ma attraverso il comportamento quotidiano, il modo in cui ci relazioniamo, il modo in cui ascoltiamo e riconosciamo la dignità delle persone”. Sono le parole di Massimiliano Caramia, coordinatore della macroarea di Ingegneria e professore ordinario del dipartimento di Ingegneria dell’impresa ‘Mario Lucertini’ dell’Università Tor Vergata, alla cerimonia – oggi nell’Ateneo romano – per lo svelamento della targa dell’aula che porta il nome di Federica Torzullo, laureata in Ingegneria gestionale nel 2011 e vittima di femminicidio l’8 gennaio 2026. 

  

“Già da oggi in quest’aula entreranno studenti e studentesse che non avranno mai conosciuto la storia di Federica Torzullo: vedranno la targa, leggeranno un nome e magari si domanderanno chi era, cosa le è accaduto e perché – ha proseguito -. Il valore di ciò che facciamo oggi si misurerà anche nella risposta che saremo capaci di dare a queste domande. Oggi non possiamo restituire a Federica il futuro che le è stato sottratto. Possiamo, però, fare in modo che il suo nome continui ad accompagnare il futuro di altri giovani. Insegniamo ai nostri studenti a risolvere problemi, li abituiamo a riconoscere le cause, a studiare le conseguenze, a gestire la complessità, a prendere decisioni. Possiamo formare ingegneri straordinariamente competenti, possiamo insegnare loro a progettare sistemi efficienti e a organizzare in modo meticoloso realtà molto complesse – ha detto ancora Caramia -. Ma tutto questo non basta se non accompagniamo alle competenze la capacità di rispettare gli altri, le loro scelte e la loro autonomia. Perché una società non è migliore soltanto quando diventa più efficiente: è migliore quando diventa più giusta. E occorre saper insegnare anche che ciascuno di noi deve imparare a riconoscere i propri doveri inderogabili, che supportano il raggiungimento dei diritti inviolabili personali e, la cosa più difficile da capire e attuare, anche di quelli degli altri”. 

 

  

“Oggi abbiamo scelto di fare qualcosa di importante – ha aggiunto Caramia -, abbiamo scelto di dare il nome di Federica Torzullo a un’aula universitaria, in particolare a un’aula di lettura. Un’aula di lettura è un luogo molto particolare: a differenza delle aule dove si seguono le lezioni, dove gli studenti e le studentesse ascoltano quasi esclusivamente le spiegazioni dei docenti per formarsi, l’aula di lettura è un posto dove ogni anno entrano e si siedono persone diverse non solo per ascoltare. Studenti e studentesse studiano, si ascoltano, parlano anche della loro vita personale, cosa che nelle aule durante le lezioni non si può fare. Qualche volta si annoiano, perché no? Qualche volta scoprono qualcosa che cambierà la loro vita. Insomma, sono persone diverse: non solo maschi e femmine, ma cittadini con storie, aspettative, ambizioni, paure e speranze diverse”. 

  

“Questo è proprio quello che dice la nostra Costituzione italiana – ha osservato -. In particolar modo faccio riferimento all’Articolo 2: non siamo semplici cittadini o numeri, siamo uomini e donne con i nostri diritti inviolabili. Che non sono solo quelli che vediamo esternamente tutti i giorni e per i quali combattiamo, l’educazione, la scuola, il lavoro, la sanità: i diritti inviolabili di cui parla l’Articolo 2 sono quelli più specifici di ciascuno di noi, quelli che ognuno si crea interiormente e che spesso non condivide neanche con gli altri. Federica è stata una di quelle studentesse che passava ed entrava in queste aule, studiava, si fermava, aveva queste ambizioni – ha ricordato – Come nostra studentessa, e come tanti giovani che oggi frequentano questi luoghi, aveva scelto un percorso impegnativo fatto di studio, esami, sacrifici, progetti e aspirazioni. Spesso, quando pensiamo all’impegno che mettiamo nel raggiungere le nostre ambizioni, pensiamo sempre a qualcosa di individuale, ci impegniamo per noi stessi. Penso invece che una delle cose più belle sia pensare che il nostro impegno è ciò che garantisce anche agli altri l’opportunità di soddisfare le proprie esigenze, i propri progetti e le proprie scelte. E questa è una cosa molto complicata”, ha concluso Caramia. 

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