Due cani su tre in Italia non hanno mai fatto un corso di addestramento

COMUNICATO STAMPA – CONTENUTO PROMOZIONALE

Milano, 4 novembre 2026 – In Italia vivono poco meno di 9 milioni di cani, stando ai dati dell’anagrafe nazionale degli animali d’affezione del Ministero della Salute. Eppure, secondo le stime degli operatori del settore, meno di uno su tre ha seguito un percorso strutturato di educazione cinofila. Non un corso avanzato, non agility o discipline sportive. Proprio le basi: camminare al guinzaglio, rispondere al richiamo, non saltare addosso alle persone. 

 

Il dato non sorprende chi lavora sul campo. I centri cinofili italiani sono cresciuti molto negli ultimi anni, le richieste di consulenze comportamentali si sono moltiplicate dopo il Covid, eppure la distanza tra chi cerca aiuto e chi gestisce il cane “a intuito” resta enorme. E le conseguenze si vedono, tutte insieme, nei mesi estivi: abbandoni, morsicature, cani fuori controllo nei luoghi pubblici. 

 

Tra il 2020 e il 2022 le adozioni e gli acquisti di cuccioli hanno avuto un’impennata. Milioni di famiglie italiane hanno accolto un cane durante i lockdown, spinte dalla presenza forzata a casa e dal bisogno di compagnia. Il Rapporto Assalco-Zoomark 2026 conferma che oltre il 54% delle famiglie italiane convive con almeno un animale domestico e che il mercato del pet food e pet care ha superato i 5,3 miliardi di euro nel 2025. L’Italia ama i propri animali, su questo non ci sono dubbi. Spende per il loro cibo, li porta in vacanza, li assicura. 

 

Il problema non sono i soldi. Il problema è che l’amore non sostituisce la competenza. Un cane di quaranta chili che tira al guinzaglio non è cattivo, è un cane che nessuno ha educato. Un cucciolo che distrugge la casa quando resta solo non è dispettoso, è un cucciolo che soffre di ansia da separazione e che avrebbe avuto bisogno di un lavoro specifico nelle prime settimane. Queste cose si insegnano, si imparano, si praticano. Ma servono le informazioni giuste al momento giusto. 

Chi adotta o compra un cucciolo riceve dal veterinario il libretto sanitario, le date dei vaccini, qualche indicazione sul cibo. Raramente riceve indicazioni su come gestire le prime notti, su come impostare la socializzazione tra le 8 e le 16 settimane di vita, su come insegnare al cane a restare da solo senza sviluppare comportamenti distruttivi. Eppure sono proprio quelle prime settimane a determinare il carattere del cane adulto. 

 

La finestra di socializzazione, come la chiamano i veterinari comportamentalisti, si chiude presto. Un cucciolo che in quel periodo non entra in contatto con persone diverse, rumori urbani, altri cani, superfici differenti, rischia di diventare un adulto pauroso o reattivo. E un cane pauroso è un cane che morde, non per cattiveria ma per paura. Lo sanno bene i pronto soccorso: i dati ISTAT sugli accessi ospedalieri per morsicature di cane restano stabili intorno ai 70.000 casi l’anno, e nella stragrande maggioranza dei casi il cane coinvolto è il cane di famiglia. 

 

La questione non è solo sanitaria. I problemi comportamentali non risolti sono la prima causa di rinuncia di proprietà e di abbandono. Il cane che abbaia tutto il giorno e scatena guerre condominiali. Quello che aggredisce gli altri cani al parco e costringe il proprietario a uscire solo alle cinque del mattino. Quello che non si riesce a portare dal veterinario perché diventa ingestibile e finisce per non ricevere le cure di cui avrebbe bisogno. Problemi che quasi sempre si potevano prevenire con un intervento educativo nei primi mesi di vita, quando il cucciolo è una spugna e impara in fretta, con poco sforzo da parte di tutti. 

 

C’è un equivoco che resiste. Molti proprietari associano ancora l’educazione del cane a metodi coercitivi, collari a strozzo, punizioni fisiche. Roba da anni Settanta. La cinofilia moderna lavora in modo completamente diverso: rinforzo positivo, apprendimento per associazione, costruzione di una relazione basata sulla fiducia reciproca. Non si tratta di rendere il cane un soldatino. Si tratta di dargli gli strumenti per vivere nel mondo umano senza stress. 

 

Le risorse per informarsi, oggi, non mancano. L’ENCI, attraverso il proprio registro di addestratori e centri cinofili riconosciuti, mette a disposizione un elenco di professionisti certificati su tutto il territorio nazionale. Online si trovano portali come perlolindo.it che ha una sezione dedicata all’addestramento cani, che offre guide pratiche razza per razza: socializzazione del cucciolo, comandi base, gestione del guinzaglio, richiamo. Materiali gratuiti, pensati per chi ha appena accolto un cane e non sa da dove cominciare. 

Il punto non è che manchino le informazioni. Il punto è che arrivano tardi, quando il proprietario ha già sviluppato abitudini sbagliate e il cane ha già consolidato comportamenti problematici. A quel punto il lavoro diventa più lungo, più costoso e meno efficace. 

 

Non esistono razze cattive. Esistono razze con esigenze specifiche che vengono sistematicamente ignorate. Il Border Collie comprato perché “è intelligente” e poi lasciato in un appartamento di 60 mq otto ore al giorno svilupperà quasi certamente stereotipie. Il Malinois scelto per la sua bellezza atletica diventerà ingestibile se non riceve ore di lavoro fisico e mentale ogni giorno. Lo Shiba Inu, diventato popolare grazie ai social, ha un temperamento indipendente che spiazza chi si aspetta un cane ubbidiente al primo comando. 

 

I dati ENCI sulle iscrizioni ai Libri Genealogici raccontano bene le mode cinofili. Il Setter Inglese resta il cane più registrato in Italia, seguito dal Golden Retriever in costante ascesa. Ma le classifiche di popolarità non dicono nulla sulla compatibilità tra la razza e lo stile di vita del proprietario. Quella valutazione andrebbe fatta prima, non dopo che il cucciolo è già a casa e distrugge il divano. 

 

In altri paesi europei il percorso formativo per i neo-proprietari è obbligatorio o fortemente incentivato. In Svizzera, fino al 2016, chi acquistava un cane per la prima volta doveva frequentare un corso teorico e pratico obbligatorio. Il Canton Zurigo lo ha mantenuto anche dopo l’abolizione a livello federale, convinto che i benefici superassero i costi burocratici. In Olanda, dal 2023, chi adotta un cane in canile riceve un colloquio conoscitivo approfondito e un piano di inserimento personalizzato. In Germania alcune assicurazioni per cani offrono sconti a chi dimostra di aver frequentato un corso base di educazione cinofila, perché i dati dicono che un cane educato produce meno sinistri. 

 

In Italia non esiste nulla di obbligatorio. L’unico vincolo è l’iscrizione all’anagrafe canina e l’applicazione del microchip, adempimenti burocratici che nulla hanno a che fare con la capacità del proprietario di gestire l’animale. La proposta di introdurre un “patentino” per i proprietari di cani torna ciclicamente nel dibattito pubblico, ma non ha mai trovato sbocco legislativo. L’ordinanza ministeriale del 2009 prevedeva percorsi formativi per i proprietari di cani con problemi comportamentali, ma la sua applicazione è rimasta frammentaria. 

 

Quello che si può fare, in assenza di obblighi, è rendere l’informazione più accessibile. Far arrivare le guide pratiche là dove i proprietari cercano risposte: online, nel momento in cui scelgono la razza, nel momento in cui il cucciolo arriva a casa, nel momento in cui compaiono i primi problemi. Non dopo mesi di convivenza difficile, quando la frustrazione è già alta e l’opzione “lo riporto al canile” inizia a sembrare una soluzione. 

 

Un percorso base di educazione cinofila con un professionista serio costa tra i 200 e i 500 euro, a seconda della durata e della zona d’Italia. Sembra tanto. Ma un singolo intervento veterinario per una ferita da morso costa di più. Un percorso di riabilitazione comportamentale per un cane adulto con aggressività conclamata costa molto di più. E il prezzo emotivo di un abbandono non ha cifra. 

 

Il Rapporto Eurispes 2025 segnala che il 10% dei proprietari italiani ha dovuto separarsi dal proprio animale per motivi economici, e il 23% ha rinunciato ad accogliere un cane o un gatto a causa dei costi previsti per cure e mantenimento. Numeri che raccontano un problema reale.  

 

Ma la prevenzione comportamentale, che costa poco e previene molto, resta fuori dalla conversazione. 

 

La buona notizia è che la tendenza sta cambiando. Le iscrizioni ai corsi di educazione cinofila sono cresciute di oltre il 40% negli ultimi anni. I proprietari più giovani cercano informazioni prima di scegliere la razza, leggono le schede caratteriali, si confrontano con educatori. Non è ancora la norma, ma non è più l’eccezione. Se l’industria del pet italiano vale 5,3 miliardi di euro, forse una piccola parte di quel budget potrebbe andare nella formazione di chi, con quel cane, ci vive tutti i giorni. 

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