Che cos’è il triptofano e cosa c’entra con la fertilità femminile

Un amminoacido essenziale potrebbe avere un ruolo più ampio del previsto nella salute riproduttiva femminile. Si tratta del triptofano, noto soprattutto perché l’organismo lo utilizza per produrre serotonina e melatonina, ma coinvolto anche in processi che riguardano funzione ovarica, sviluppo follicolare, impianto dell’embrione e gravidanza.

Una review pubblicata sul Chinese Medical Journal ha raccolto le evidenze disponibili sul metabolismo del triptofano e sul suo rapporto con la salute riproduttiva femminile, dall’attività delle ovaie fino alla gravidanza. Lo studio è firmato da ricercatori della Peking University e del Peking University Third Hospital.

Il triptofano è un amminoacido essenziale: il corpo umano non è in grado di produrlo autonomamente e deve ricavarlo dall’alimentazione. Una volta assorbito, entra in diverse vie metaboliche che producono molecole biologicamente attive, tra cui serotonina, melatonina e chinurenina.

A interessare i ricercatori è soprattutto l’equilibrio tra queste vie, perché può incidere su processi come infiammazione, risposta immunitaria, funzione ormonale e metabolismo cellulare.

Cosa succede nelle ovaie

Nell’ovaio il metabolismo del triptofano è stato collegato allo sviluppo dei follicoli e alla produzione degli ormoni steroidei. Alcuni dei suoi metaboliti partecipano infatti alla regolazione dell’ambiente in cui maturano gli ovociti e possono influenzare la comunicazione tra le cellule ovariche.

Una delle vie principali è quella della chinurenina, attraverso la quale viene trasformata una quota importante del triptofano presente nell’organismo. Le molecole prodotte lungo questo percorso intervengono nella risposta immunitaria e nei processi infiammatori, entrambi rilevanti anche per la funzione ovarica.

Un’altra parte del triptofano viene utilizzata per produrre serotonina, che non agisce soltanto nel cervello. È presente anche nei tessuti periferici e partecipa a meccanismi endocrini e vascolari. Dal metabolismo del triptofano deriva inoltre la melatonina, studiata anche per il suo ruolo nei ritmi circadiani e nella protezione delle cellule dallo stress ossidativo.

C’è poi il microbiota intestinale. Alcuni batteri trasformano il triptofano in composti indolici capaci di interagire con recettori coinvolti nella regolazione immunitaria e metabolica. È uno dei filoni più recenti della ricerca sul rapporto tra intestino e salute riproduttiva.

Gli studi raccolti nella review hanno osservato alterazioni del metabolismo del triptofano anche in alcune condizioni che interessano la fertilità femminile. Il dato, però, riguarda soprattutto le vie attraverso cui l’amminoacido viene trasformato, non semplicemente la quantità assunta con l’alimentazione.

Dall’impianto dell’embrione alla placenta

Il metabolismo del triptofano entra in gioco anche nelle fasi iniziali della gravidanza. Alcuni suoi metaboliti sono coinvolti nella decidualizzazione, la trasformazione dell’endometrio che prepara l’utero ad accogliere l’embrione. Nello stesso periodo il sistema immunitario materno deve adattarsi alla presenza di cellule che contengono anche patrimonio genetico paterno, evitando una risposta che potrebbe compromettere l’impianto.

La via della chinurenina è studiata proprio per il suo ruolo nella regolazione di questo equilibrio immunitario. Alcuni enzimi che trasformano il triptofano aumentano la propria attività nei tessuti coinvolti nella gravidanza e contribuiscono a modulare la risposta delle cellule immunitarie. Anche la serotonina e la melatonina sono state collegate ai processi che accompagnano l’impianto e lo sviluppo iniziale della placenta.

Con il procedere della gravidanza, la placenta utilizza a sua volta il triptofano e ne modifica il metabolismo. I composti prodotti partecipano alla regolazione dei vasi sanguigni, dello stress ossidativo e della comunicazione tra madre, placenta e feto.

Alterazioni di queste vie metaboliche sono state osservate in associazione con perdita precoce della gravidanza, preeclampsia, ridotta crescita fetale e parto pretermine. Si tratta però di condizioni complesse, nelle quali intervengono numerosi fattori biologici e clinici.

Più triptofano non significa automaticamente più fertilità

Il fatto che il triptofano partecipi a questi processi non significa che aumentarne l’assunzione migliori automaticamente la fertilità. L’amminoacido è normalmente presente negli alimenti ricchi di proteine, ma ciò che interessa alla ricerca è soprattutto come viene metabolizzato dall’organismo. La stessa quantità può essere indirizzata verso percorsi diversi a seconda dello stato infiammatorio, del microbiota intestinale, dell’assetto ormonale e dell’attività degli enzimi coinvolti.

Per questo gli studi più recenti si concentrano sui metaboliti e sui meccanismi che ne regolano la produzione. L’obiettivo è capire se alcune alterazioni possano diventare indicatori utili della funzione ovarica o di specifiche condizioni riproduttive e se, in prospettiva, alcune di queste vie possano essere utilizzate come bersagli terapeutici.

Le evidenze disponibili non permettono invece di ricavare indicazioni sull’uso di integratori di triptofano per aumentare le probabilità di concepimento o migliorare l’andamento di una gravidanza.

Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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