Cronaca nera e true crime? La sfida della comicità di Tintoria Podcast

“Sempre più persone vogliono il conflitto, lo scontro, il sangue, ma a me e a Stefano il sensazionalismo non ha mai interessato”. Daniele Tinti ha le idee chiare sulla direzione di Tintoria, il podcast che lo stand-up comedian ha lanciato dalla sua cameretta nel 2018 e oggi macina record di ascolti sulle principali piattaforme audio e video.

Un successo solido, costruito mentre gli italiani sono sempre più attratti dalla cronaca nera e dal true crime, come certificano i dati. 1 italiano su 3 è appassionato di storie di crimine e misteri irrisolti, il 58% del campione dice di adorare particolarmente questo genere o di essere fortemente interessato ad ascoltarlo in futuro. Il true crime si conferma come il secondo genere più apprezzato (37,4%), subito dopo le storie di vita e crescita personale (42,3%). In questo contesto come è possibile che un podcast a sfondo comico come Tintoria continui a macinare numeri da record? Ne abbiamo parlato con il fondatore Daniele Tinti.

Tintoria Podcast, la ricetta del successo

Daniele, con quale obiettivo è nato Tintoria? All’inizio lo registravi con il tuo PC da casa di tuo fratello… oggi cosa c’è dietro questo successo?
“Nasce per la mia passione nei confronti dei podcast di comici americani e dalla necessità di fare qualcosa in un’epoca in cui, in Italia, la stand-up comedy era poco diffusa. Io ancora non ci lavoravo e mi serviva qualcosa di coerente per investire il mio tempo in modo creativamente stimolante. Volevo parlare con persone che stimavo e riportare queste chiacchiere al pubblico, ricreando lo stile che mi piaceva ascoltare nei podcast americani”.

Come si è evoluto il podcast, ormai prossimo a festeggiare il traguardo delle 300 puntate?

“I cambiamenti di Tintoria sono stati un po’ più strutturali. A parte Stefano Rapone che è entrato e ha trasformato ‘il mio’ podcast nel ‘nostro’ podcast, oggi ci lavorano tante persone: dalla produzione esecutiva di The Comedy Club fino all’ufficio stampa, fondamentale per i rapporti con la stampa e le pubbliche relazioni. L’altro grande salto, fatto cinque anni fa, è stato passare ai live e registrare tutte le puntate col pubblico dal vivo”.

Proprio oggi, 18 marzo alle ore 20, Daniele Tinti e Stefano Rapone registrano una nuova puntata da Hacienda Roma, la nuova casa del podcast prodotto da The Comedy Club. Sul palco ci sarà l’attrice e imitatrice Giulia Vecchio, per un appuntamento che conta ancora qualche biglietto disponibile.

C’è però un ingrediente che non è mai cambiato e che era sin da subito chiaro nella testa del fondatore: “L’idea di fondo era ed è quella di invitare ospiti che ci interessano e tirare fuori conversazioni piacevoli per me e Stefano. Crediamo che, restando fedeli a questo approccio, le nostre ‘chiacchierate’ diventino interessanti anche per gli altri”. I numeri gli danno ragione: Tintoria Podcast ha superato i 100 milioni di ascolti tra Spotify, YouTube e tutti i player audio.

Un successo nazionale, ottenuto con un linguaggio quasi sconosciuto in Italia: Tintoria è infatti il primo podcast italiano condotto da comici.

Fare podcast a sfondo comico nell’epoca del true crime

Dal 2018 ad oggi, il mondo è stato stravolto prima dal Covid e poi da un rapido susseguirsi di guerre, che hanno destabilizzato le nostre certezze. Pensi che in questi otto anni sia cambiata la domanda di comicità da parte del pubblico?

“Come comico non ho percepito grandi scossoni, il pubblico sembra ancora apprezzare il tipo di stand-up comedy che facciamo. Forse, se facessimo il vecchio cabaret televisivo di vent’anni fa, la comicità leggera in tempi così duri farebbe più fatica”, spiega Tinti.
Nel mondo dei podcast, invece, le cose sono cambiate: oggi c’è una fetta di pubblico che si è abituata al mezzo e vuole il sangue, il ribrezzo, lo scontro”. Aspetti che abbiamo approfondito qui su Demografica con l’autore di romanzi true crime Max Proietti.

Il fascino del pubblico italiano per le tinte fosche e i toni drammatici è certificato dai numeri: i dati diffusi nelle classifiche 2025 di Spotify Wrapped confermano il dominio totale dei format true crime e di cronaca nera (da ‘Elisa True Crime’ a ‘Indagini’), che si piazzano regolarmente in vetta agli ascolti nazionali, segno di un forte desiderio di tensione narrativa e storie crude.​

È una cosa che a noi non è mai interessata” spiega Tinti. “Siamo felici che ci sia spazio per chi fa podcast di scontro e litigio, ma non saremo noi a darlo al pubblico. Per questo non invitiamo politici o personaggi storicamente antagonisti per cercare lo scoop. Lo facciamo solo con chi ci piace davvero. Se poi uno porta un milione di visualizzazioni va benissimo, ma se non ci piace, non lo chiamiamo a prescindere”.

Nel vostro format si uniscono i ritmi del palco e quelli del talk. Come avete adattato la comicità al podcasting?

“Non c’è stato tanto bisogno di adattarla, sono due mezzi diversi per veicolare ciò che vuoi dire. Nel podcast non facciamo comicità in senso stretto, usiamo più la simpatia. Certo, avere l’automatismo di chi fa ridere per mestiere aiuta ad avere idee al momento giusto e questo piace molto a noi e al pubblico”.

Quando hai capito che Stefano Rapone sarebbe stato il partner perfetto in questa avventura?
“È stato un processo molto naturale. Lui è sempre stato curioso: già nella prima puntata con lo Sgargabonzi era seduto sul divano mentre registravo. Poi veniva a guardare lo show, gli chiedevo consigli su cosa domandare… ha iniziato a sedersi al tavolo vicino a me e un giorno ci siamo guardati e ci siamo detti: ‘Ok, vogliamo che diventi il nostro podcast’”.

La comicità in Italia: dal cabaret alla stand-up comedy

Essendo nato nel ’90, hai vissuto in prima linea il passaggio storico dal cabaret televisivo alla stand-up. Cosa ti ha attratto di quest’ultima?

“Ho iniziato a fare stand-up comedy quando programmi come Colorado e i grandi contenitori tv stavano scomparendo. Non disdegno il cabaret, c’erano e ci sono comici bravissimi, ma quando ho visto la stand-up comedy anglosassone ne sono rimasto folgorato. Passavo le ore su YouTube a sentire i loro spettacoli.

Cosa in particolare ti ha fatto innamorare della stand-up comedy?

Tinti non ha dubbi: “L’idea di poter portare davanti ad altre persone il proprio pensiero originale sul mondo. La ricerca di un punto di vista unico e della propria voce comica è la cosa che mi ha fatto e mi fa amare questo lavoro. Quando in una stanza fa capolino l’arte, quando in teatro esplode una risata di pancia, condivisa da centinaia di persone, quando tutti stanno pensando alla stessa cosa nello stesso momento…lì si crea la magia della stand-up comedy”. Un legame, quello con il fascino della sala, supportato dai dati dell’ultimo Rapporto Siae 2024, che mostra un pubblico italiano in massiccio e affamato ritorno verso gli spettacoli dal vivo, registrando un +7,2% rispetto all’anno precedente e un bacino di oltre 28 milioni di spettatori paganti.​

A chiudere il cerchio: qual è la cosa che ti rende più orgoglioso del podcast e quale della stand-up?

“La soddisfazione più grande – spiega Daniele Tinti – è aver parlato con persone che reputo intelligenti e straordinarie. L’altro giorno, a Milano, abbiamo registrato la live con Valentino Rossi: a fine puntata se ne è andato dandomi il cinque e dicendo ‘Mi sono divertito un sacco!’, è stato un momento bellissimo. Penso anche a ospiti figure come Maurizio Nichetti o Maurizio Milani: avere personaggi così geniali davanti a un pubblico nuovo e vederli rilassati, mentre si raccontano e condividono le loro storie è meraviglioso”.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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