Generazione Scroll: lo smartphone è la nuova cocaina?

È l’una di notte. Nel silenzio di una cameretta, l’unica luce è il bluastro di uno smartphone che illumina il volto di un quattordicenne. Il pollice scorre freneticamente, un video dopo l’altro, in cerca dell’ennesima novità, in attesa di un’altra notifica, dell’ennesima scarica di dopamina. Non è solo noia e non è solo un’abitudine: è un meccanismo biologico che si è inceppato. Quello che una volta era il timore dei genitori per le “cattive compagnie” in strada si è trasformato in un fantasma digitale che vive dentro un device, rendendo le stanze dei ragazzi i nuovi laboratori di una dipendenza silenziosa e pervasiva.

Il “terremoto” francese riapre il dibattito

La decisione della Francia di introdurre una regolamentazione restrittiva, proibendo l’uso dei social network sotto i 15 anni, ha agito come un detonatore nel dibattito europeo sulla sicurezza dei minori. Questa scelta è considerata da molti esperti un atto di civiltà necessario, simile a quanto sta avvenendo in altri Paesi con solide tradizioni democratiche come l’Inghilterra. L’obiettivo è sottrarre i ragazzi a un mondo digitale dove spesso vagano senza alcuna supervisione da parte della società o delle famiglie. Il pedagogista Daniele Novara ha sottolineato come questa urgenza sia stata già evidenziata dallo psicologo Jonathan Haidt nel suo saggio “La generazione ansiosa”, in cui viene dimostrato scientificamente come i social abbiano letteralmente “rovinato” le connessioni cerebrali e lo sviluppo degli adolescenti.

Divieto social? La ricerca: “Tempo online non aumenta ansia nei ragazzi”

Social e Ai: le nuove droghe che “hackerano” il cervello

Ma perché gli specialisti usano termini così forti? Il professor Gabriele Sani, responsabile del Centro Psichiatrico Integrato di Ricerca, Prevenzione e Cura delle Dipendenze del Policlinico Gemelli, lancia un allarme chiaro: le dipendenze digitali non sono semplici vizi, ma vere e proprie disfunzioni comportamentali. Questi comportamenti compulsivi agiscono sugli stessi network cerebrali del piacere e della ricompensa he di solito stimola la cocaina o le sostanze stupefacenti sintetiche. E i dati internazionali delineano un’emergenza globale e nazionale. Secondo uno studio pubblicato su Jama, la dipendenza da device riguarda il 49,2% dei ragazzi, con un 24,6% che mostra una crescita esponenziale dei sintomi già prima dei 15 anni.

Un adolescente su quattro (25%) a livello globale manifesta un uso problematico o patologico dei social network, secondo l’analisi di Archives of Psychiatric Nursing. E Il 72% dei minori europei tra i 13 e i 17 anni utilizza abitualmente l’Ai generativa, uno strumento che aggiunge complessità a un panorama già rischioso.

In Italia, il disagio virtuale corre parallelo a quello chimico. Nel 2025, circa 350.000 studenti minorenni (il 23% della popolazione scolastica) hanno utilizzato sostanze illegali, principalmente cannabis e cocaina. A questi si aggiungono 15.000 giovanissimi (11-13 anni) con sintomi di dipendenza da social e 111.000 studenti a rischio di dipendenza da videogiochi.

Questa dipendenza è definita “invisibile” perché si consuma spesso in solitudine tra le mura domestiche; i genitori, ignari, scambiano frequentemente l’isolamento dei figli per semplice timidezza o abitudine generazionale.

Quando tocca all’Italia?

In Italia, nonostante la sospensione degli smartphone a scuola, il vuoto normativo per il resto della vita quotidiana dei minori è profondo. Il pedagogista Daniele Novara e lo psicoterapeuta Alberto Pellai hanno promosso un appello, che ha già raccolto 120.000 firme, per chiedere al Governo di prendersi carico di una situazione definita “totalmente fuori controllo”. Novara denuncia come i genitori siano stati lasciati soli nell’angoscia, spesso criminalizzati dall’opinione pubblica come se fossero gli unici responsabili di fronte a piattaforme digitali invadenti e insostenibili.

Il messaggio degli esperti è un richiamo al risveglio nazionale: è ora che l’Italia “si desti” e liberi i giovani da questa forma di schiavitù moderna. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di costruire un’alleanza terapeutica tra scuola, famiglie e centri specializzati per riconoscere i segnali di sofferenza e restituire ai ragazzi una prospettiva di vita reale e autentica.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Comune di Massa
poche nuvole
30.3 ° C
30.3 °
30.3 °
56 %
2.6kmh
20 %
Gio
30 °
Ven
31 °
Sab
29 °
Dom
27 °
Lun
29 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS