La moglie deve obbedire al marito: lo pensa un Gen Z su tre, più tradizionalisti dei boomer

C’è qualcosa di paradossale nella generazione cresciuta con internet, la fluidità di genere e il femminismo digitale: gli uomini della Gen Z sono più tradizionalisti dei baby boomer quando si parla di rapporti tra marito e moglie, con una differenza enorme (31% contro il 13%).

I dati emergono da un sondaggio globale di Ipsos e Global Institute for Women’s Leadership del King’s College London. La ricerca, condotta su 23.000 persone in 29 Paesi è stata realizzata per la Giornata internazionale della donna 2026. Il campione copre tutte le generazioni adulte, con un focus sul confronto tra Gen Z (nati tra il 1997 e il 2012) e baby boomer (nati tra il 1946 e il 1964).

I dettagli del sondaggio e le differenze tra i Paesi

Prima di entrare nel vivo delle risposte, ecco l’elenco dei Paesi coinvolti nello studio globale: Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Francia, Germania, Ungheria, India, Indonesia, Irlanda, Italia, Giappone, Malesia, Messico, Paesi Bassi, Perù, Polonia, Sudafrica, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Thailandia, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti.

I risultati variano notevolmente da Paese a Paese: in Svezia, ad esempio, solo il 4% degli intervistati (tra tutte le fasce d’età) concorda sul fatto che la moglie debba sempre obbedire al marito, rispetto al 60% registrato in Malesia.

Le variazioni tra i 29 Paesi del sondaggio Ipsos per la Giornata della donna 2026 emergono chiaramente su temi come l’uguaglianza di genere. In Thailandia (81%) e in Indonesia (78%), la maggioranza ritiene che gli sforzi fatti dal proprio Paese per i diritti delle donne siano già sufficienti; mentre in Francia e Giappone, le percentuali scendono sotto il 40%.

In Italia, il 49% condivide questa idea, in linea con la media globale che attesta un tasso di “soddisfazione” del 55% tra gli uomini e del 44% tra le donne.​ La Thailandia primeggi anche per numero di persone (80% degli intervistati) secondo cui gli sforzi per i diritti delle donne sono stati così tanti da aver indotto una discriminazione per gli uomini. Quest’idea è condivisa dal 29% degli intervistati italiani e, mediamente tra i 29 Paesi, dal 44% del campione.

Per quanto riguarda i “ruoli maschili”, l’81% degli intervistati in Indonesia e Thailandia è d’accordo sul fatto che i giovani uomini debbano essere fisicamente duri, mentre in Svezia e Paesi Bassi condividono questa opinione meno della metà dei Gen Z intervenuti.

A chi spettano le decisioni importanti

Il dato significativo è che il 31% degli uomini Gen Z concorda con l’affermazione “una moglie deve sempre obbedire al marito”, contro il 13% degli uomini baby boomer. Un terzo dei giovani uomini ritiene inoltre che il marito debba avere l’ultima parola sulle decisioni importanti in famiglia, percentuale che scende al 17% tra i boomer. Il 24% degli uomini Gen Z crede che “una donna non debba apparire troppo indipendente o autosufficiente”, il doppio rispetto al 12% dei boomer.

Tra le donne si registrano numeri molto diversi, ma la stesso andamento generazionale: il 18% delle donne Gen Z concorda sull’obbedienza al marito, mentre appena il 6% delle baby boomer condivide questa posizione.​

Per quanto riguarda il nostro Paese, il 43% degli uomini Gen Z italiani approva che il marito abbia l’ultima parola sulle decisioni familiari, più del doppio rispetto ai boomer (17%), anche se mancano dati specifici sull’obbedienza della moglie Paese per Paese.

La mascolinità tossica tra i giovani

I dati sui ruoli maschili completano il quadro. Il 43% degli uomini Gen Z pensa che i giovani maschi debbano sforzarsi di essere fisicamente duri, anche quando non viene loro naturale. Il 30% ritiene che gli uomini non dovrebbero dire “ti voglio bene” agli amici — contro il 20% dei boomer — e il 21% crede che prendersi cura dei figli renda un uomo meno maschile. Una convinzione riscontrata solo nell’8% dei baby boomer intervistati.

I dati non vanno letti solo attraverso i numeri, come vedremo tra poco.

Non a caso, dal sondaggio emergono contraddizioni evidenti: il 41% degli uomini Gen Z trova le donne con una carriera di successo più attraenti, contro il 27% registrato tra i boomer. Come ha osservato Kelly Beaver, amministratrice delegata di Ipsos nel Regno Unito, si assiste a “una grande rinegoziazione dei ruoli di genere“, in cui i giovani sono allo stesso tempo più propensi a voler una moglie obbediente e più attratti dalle donne indipendenti.

Il divario tra percezione e realtà

Uno degli aspetti più rilevanti del sondaggio riguarda la distanza tra ciò che la gente pensa in privato e ciò che crede gli altri pensino. Infatti, il 31% degli intervistati (tra tutte le generazioni coinvolte) ritiene che la società consideri normale che l’uomo abbia l’ultima parola in casa, ma solo il 21% lo crede personalmente.

Ma come si spiegano questi dati sorprendenti rispetto alla narrazione di una generazione più inclusiva?

La professoressa Heejung Chung, coautrice dello studio, spiega le principali dinamiche sociologiche che hanno portato a questi risultati. Sentita dalla Bbc, la ricercatrice ha spiegato che i giovani uomini Gen Z spesso si sentono esclusi dai benefici delle generazioni precedenti: accesso alla casa, stabilità lavorativa, riconoscimento sociale. Per loro, spiega Chung, il ritorno a ruoli di genere tradizionali rappresenta una via per recuperare una forma di autorità che percepiscono perduta.

Sul punto, leggi anche: Il maschio alfa non esiste in natura: cosa dice la scienza sulla dominanza maschile

Julia Gillard, ex primo ministro australiano e presidente del Global Institute for Women’s Leadership, ha aggiunto un ulteriore tassello: “Non solo molti uomini Gen Z impongono aspettative limitanti alle donne, ma si rinchiudono essi stessi in norme di genere restrittive. Dobbiamo sfatare l’idea che l’uguaglianza di genere sia un gioco a somma zero in cui le donne sono le sole beneficiarie”.​

Il ruolo di politica e social sugli stereotipi di genere

Per i ricercatori, i risultati del sondaggio non indicano un semplice ritorno al passato, ma qualcosa di più complesso: parlano di una generazione in cerca di punti fermi, in un mondo che ha tolto ai giovani le certezze economiche e sociali su cui si fondava l’identità maschile del Novecento.

L’irrigidimento sui ruoli di genere appare non tanto una scelta ideologica consapevole quanto una risposta a un’incertezza diffusa, alimentata dagli influencer sui social media e dal ritorno della politica conservatrice.

Influencer e politici stanno “facendo leva sulle lamentele delle persone” e “cercando di recuperare parte della sensazione di evirazione da parte delle giovani generazioni”, spiega la coautrice dello studio Heejung Chung che sottolinea come queste figure condividano messaggi sull’uomo che deve riaffermare il suo dominio, e riappropriarsi del proprio ruolo di protettori della famiglia.

Le persone stanno “imitando” ciò che vedono sui social media “senza realmente capire cosa significhi”, ha chiosato Chung.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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