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Milano, la nuova cassaforte d’Europa: un residente su 12 è milionario

Pensare che a Milano, città sempre più inaccessibile per famiglie e giovani, un abitante ogni dodici sia milionario sembra controintuitivo. D’altra parte, è proprio il gap di ricchezza a rendere la città sempre più un lusso per le persone “normali”. L’indagine World’s Wealthiest Cities Report 2025 di Henley & Partners, la società di consulenza leader nella residenza tramite investimenti, non lascia spazio a interpretazione: la città meneghina è la città con più milionari al mondo in rapporto alla popolazione. Uno ogni dodici, appunto.

In termini assoluti, Milano si piazza all’11° posto globale e al 3° in Europa — dietro i colossi intoccabili di Londra e Parigi — con 115.000 milionari e 17 miliardari residenti, ma nessun’altra metropoli, nemmeno New York o la scintillante Dubai, vanta una concentrazione simile di “paperoni”.

Non solo: il trend è in accelerazione verticale. Dal 2014 al 2024 il numero di milionari sotto la Madonnina è cresciuto del 24%, e le previsioni per l’anno appena terminato (le cui stime devono essere ultimate) prevedono l’arrivo di altri 3.600 super-ricchi in Italia, con Milano come approdo prediletto. Un flusso di circa 10 nuovi milionari al giorno che scelgono la città non solo per fare affari, ma per viverci.​ Mentre per tanti giovani resta difficile trovare anche solo un monolocale con un canone di affitto sostenibile.

Milano, i ricchi e la flat tax per i neo residenti 

La narrazione della “città da bere” non basta più a spiegare un fenomeno di questa portata. Per gli analisti di Henley & Partners al centro di questo trend c’è un mix di lifestyle e pragmatismo fiscale.

Mentre Londra perde il suo scettro a causa dell’abolizione del regime non-dom (che garantiva esenzioni fiscali ai residenti stranieri), Milano ha steso il tappeto rosso a chi arriva da fuori. La famosa flat tax per i neo-residenti — che consente di pagare un’imposta forfettaria sui redditi esteri — ha agito da magnete irresistibile, specialmente per i banchieri londinesi in fuga dalla Brexit e per i grandi patrimoni globali.

A questo si aggiunge un dettaglio spesso trascurato ma cruciale per le dinastie familiari: un’imposta di successione ferma al 4%, una vera anomalia se confrontata con le aliquote a doppia cifra di Francia o Regno Unito.​ Il tutto mentre l’Oxfam certifica che dodici individui tra i più ricchi del pianeta detengono più ricchezza del 50% più povero dell’umanità. (Per approfondire, leggi qui).

Milano non è più solo la capitale della moda o della finanza italiana; è diventata un ”safe haven”, un porto sicuro per il capitale globale che cerca stabilità, servizi di lusso e, non ultimo, discrezione.

Il metodo utilizzato nella ricerca

Per leggere correttamente questo primato serve una lente d’ingrandimento sulla metodologia utilizzata. Quelli di Henley & Partners non sono dati estratti dall’Agenzia delle Entrate, ma il frutto di una stima statistica complessa. Il modello, elaborato dalla società di intelligence New World Wealth, non “guarda” nei conti correnti, ma traccia le abitudini di circa 150.000 individui globali ad alto patrimonio, incrociando fonti pubbliche come profili LinkedIn, acquisti di immobili di pregio e dati sui visti per investitori.​
Il risultato è un indicatore di trend più che un censimento esatto: il boom registrato (+24% di milionari in un decennio) fotografa efficacemente l’attrattività della città e la concentrazione di carriere di alto livello, pur con i margini di errore tipici delle proiezioni probabilistiche.

L’altra faccia della medaglia

Tutta questa ricchezza, però, provoca gravi conseguenze sul tessuto sociale. Se uno ogni dodici è milionario, quanto costa la vita per gli altri undici? I dati sul costo delle case, l’aumento del caro-vita e le cronache di tutti i giorni descrivono una città sempre più polarizzata. Da una parte chi ha tutto, dall’altra chi ha poco o niente.

L’afflusso massiccio di capitali esteri sta accelerando processi di gentrificazione che preoccupano residenti storici e ceto medio. I prezzi del mercato immobiliare di fascia alta sono esplosi, con un effetto a cascata su tutto il resto. Chi vive del proprio stipendio si trova a competere per lo spazio urbano con chi considera l’acquisto di un attico in centro poco più di un diversivo finanziario.

Non è un caso che il sindaco Giuseppe Sala abbia recentemente riacceso il dibattito sulla sostenibilità di questo modello, arrivando a proporre una tassa di soggiorno fino a 10 euro per gli hotel di lusso: una mossa per redistribuire, almeno in minima parte, i benefici di un turismo sempre più elitario.​

C’è poi il tema della disuguaglianza generazionale. Come evidenziato dai dati Censis, mentre i patrimoni dei “boomer” e dei nuovi ricchi crescono, i giovani italiani faticano a costruire una ricchezza propria, con un patrimonio medio fermo a 150.000 euro contro i 280.000 degli over 65. Milano rischia così di diventare una vetrina scintillante ma inaccessibile, una città-stato scollegata dal resto del Paese, dove la ricchezza si accumula ma fatica a permeare verso le persone.

Compiuta la missione di attrarre più capitali, ora il capoluogo lombardo ha l’ardua sfida di gestire la convivenza tra la città dei record finanziari e quella di chi, ogni giorno, la fa funzionare.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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