(Adnkronos) –
Iran e Israele si fermano dopo gli attacchi che rischiano di riaccendere la guerra in Medio Oriente. Teheran non è andata oltre il lancio di missili definito una risposta ai raid contro il Libano. Il pressing di Donald Trump ha spinto Israele a bloccare l’offensiva dopo le azioni condotte contro obiettivi militari della Repubblica islamica: il premier Benjamin Netanyahu si è allineato alle indicazioni del presidente americano, almeno per ora. “La battaglia non è finita”, dice il primo ministro chiudendo 24 ore ad altissima tensione.
“Ho detto a Bibi che farebbe molto bene a fare attenzione a ciò che sta facendo, perché potrebbe ritrovarsi molto presto da solo di fronte all’Iran”, l’avvertimento di Trump: Netanyahu, ha detto il presidente degli Stati Uniti, rischia di rimanere isolato in caso di ulteriore escalation del conflitto con l’Iran. Risultato? “Non penso che la guerra riprenderà”.
Il numero 1 della Casa Bianca, dopo i colloqui andati in scena domenica, è tornato a fare pressione su Netanyahu per ottenere lo stop gli attacchi contro l’Iran anche su richiesta di cinque Paesi della regione coinvolti negli sforzi di mediazione tra Washington e Teheran. Secondo quanto raccontato da Trump all’emittente israeliana Channel 12, lo stesso Iran aveva comunicato per primo che “non avrebbe più sferrato attacchi contro Israele” e avrebbe chiesto agli Stati Uniti di esortare Israele a interrompere i propri raid. “Ho chiamato Bibi e l’ho convinto a smettere”, ha affermato Trump.
Poco prima la Casa Bianca aveva confermato il colloquio telefonico tra Trump e il premier israeliano, il secondo in circa 24 ore convulse. Diversi media avevano quindi riferito della decsione da parte di Israele di sospendere i raid su richiesta del presidente statunitense.
Fonti israeliane e un funzionario statunitense citati dalla Cnn hanno delineato il quadro nel quale gli Stati Uniti avrebbero esercitato una pressione diretta per evitare un’ulteriore escalation tra Israele e Iran. Secondo le ricostruzioni, Israele stava preparando un attacco significativo su Teheran quando Trump avrebbe contattato Netanyahu per intimargli di sospendere le operazioni. Dopo la telefonata, il premier israeliano ha annunciato lo stop degli attacchi “per ora”.
La guerra con Teheran e Hezbollah non è conclusa ed ogni nuovo attacco riceverà una risposta con la forza, ha precisato dal canto suo il primo ministro israeliano nelle sue prime dichiarazioni pubbliche dopo la nuova escalation militare con la Repubblica islamica. “In questo momento il fuoco su questo fronte è stato fermato, perché dopo che il regime terroristico di Teheran è stato colpito ha smesso di attaccarci”, ha detto in un video apparentemente registrato, precisando però che la decisione non segna la fine delle ostilità.
Netanyahu ha avvertito che, in caso di nuovi attacchi, Israele risponderà “con la forza”. “Iran e Hezbollah sono oggi più deboli che mai e noi siamo più forti che mai. Ma la nostra battaglia contro di loro non è ancora finita”, ha sottolineato, ribadendo che le operazioni militari proseguiranno anche nel Libano meridionale per “distruggere tutta l’infrastruttura terroristica nella zona di sicurezza”.
“L’Iran e Hezbollah hanno cercato di imporci una nuova equazione, e questo è intollerabile e inaccettabile per me. Pensavano di poter sparare dal territorio libanese e dall’Iran contro Israele, e che noi non avremmo reagito. Questo non è successo e non succederà, non finché sarò io al comando”, ha dichiarato ancora il primo ministro israeliano.
“I nostri eroici combattenti stanno distruggendo Hezbollah”, ha affermato ancora il primo ministro israeliano, promettendo che ”renderà sicuro il nord di Israele”. “Continuiamo a distruggere tutte le loro infrastrutture terroristiche nella zona di sicurezza, comprese enormi strutture sotterranee”, ha aggiunto, affermando che ”Hezbollah aveva pianificato di invadere la Galilea con migliaia di terroristi e, allo stesso tempo, di distruggere le città di Israele con 150mila razzi e missili”.
Divergenze caratterizzano però il governo israeliano sulla strategia da adottare dopo il pressing di Trump: Netanyahu avrebbe respinto le pressioni dell’ala più radicale dell’esecutivo che chiedeva di prendere le distanze da Washington.
Nel corso di riunione ristrette sulla sicurezza al quartier generale militare di Kirya, a Tel Aviv, Netanyahu avrebbe difeso il coordinamento con gli Stati Uniti, sostenendo che Trump resta allineato agli obiettivi strategici di Israele. “Siamo sulla stessa lunghezza d’onda con Trump. Non sta rilasciando i fondi iraniani congelati, è determinato a mettere in sicurezza il materiale nucleare e sta mantenendo la pressione. Perché dovremmo cercare uno scontro con lui?”, avrebbe affermato il primo ministro, secondo le ricostruzioni riportate dal Times of Israel.
All’interno del gabinetto di sicurezza, il ministro per la Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir avrebbe invece chiesto di resistere alle pressioni americane, sostenendo la necessità di fissare “linee rosse” chiare nei confronti di Washington. Il ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, avrebbe invece proposto di concentrare l’azione militare su Hezbollah a Beirut, sostenendo che una pressione più forte sul fronte libanese potrebbe indebolire il gruppo sciita e rafforzare la posizione israeliana nei negoziati regionali.
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