Roberto Mancini e il ritorno in azzurro, dal trionfo di Wembley alle ombre dell’addio

(Adnkronos) –
Roberto Mancini torna sulla panchina della Nazionale italiana. La decisione è stata presa e annunciata dal presidente della Figc Giovanni Malagò dopo giorni infuocati che hanno visto le dimissioni dopo appena 16 giorni di Paolo Maldini e l’advisor Leonardo dopo il caso Andrea Pirlo. Malagò ha scelto il tandem Mancini-Ranieri, ma per quanto riguarda il nuovo ct si tratta di uno dei ritorni più sorprendenti. A quasi tre anni dalle sue dimissioni, (13 agosto 2023) l’uomo che ha riportato l’Italia sul tetto d’Europa è chiamato nuovamente a guidare una squadra che vive una fase delicata e che cerca di ritrovare identità, risultati e credibilità. Roberto Mancini è stato l’ultimo commissario tecnico ad aver arricchito la bacheca della Nazionale vincendo gli Europei del 2021 dopo un digiuno di 53 anni. Ma è stato anche il ct che ha fallito nel 2023, con il ko a Palermo contro la Macedonia del Nord agli spareggi, la qualificazione dell’Italia ai Mondiali in Qatar per poi lasciare la guida tecnica dell’Italia per accettare quella dell’Arabia Saudita con un ricchissimo contratto da 25 milioni netti all’anno fino al 2027.  

Laureatosi campione d’Europa l’11 luglio 2021, oltre al trionfo di Wembley nei suoi cinque anni alla guida della Nazionale (dal maggio 2018 all’agosto 2023) Mancini ha raggiunto per due volte la fase finale della Uefa Nations League, piazzandosi al terzo posto nelle edizioni 2020/2021 e 2022/2023. Nella veste di commissario tecnico ha fatto inoltre registrare la striscia di 37 gare consecutive senza sconfitte sulla panchina della Nazionale, un primato superato solo pochi giorni fa dalla Spagna in occasione del successo con l’Argentina nella finale del Mondiale. 

Ma per comprendere il significato della scelta di Mancini ct è necessario tornare al maggio del 2018, quando il tecnico di Jesi accettò la guida della Nazionale dopo il trauma sportivo della mancata qualificazione ai Mondiali di Russia. L’Italia era reduce dal fallimento dell’era Ventura e attraversava uno dei momenti più difficili della propria storia calcistica. Mancini ebbe il merito di avviare una vera e propria ricostruzione, puntando su un gruppo giovane, introducendo un calcio più propositivo e restituendo entusiasmo a un ambiente depresso e sfiduciato. Con lui la Nazionale iniziò una lunga serie positiva che culminò in un record di imbattibilità e nella conquista dell’Europeo disputato nel 2021 a Wembley, nella finale contro l’Inghilterra, dove l’Italia conquistò il secondo titolo continentale della propria storiae. Fu il punto più alto del ciclo di Mancini, costruito attorno a valori come il senso di appartenenza, il coraggio e la capacità di creare un gruppo fortemente unito anche grazie alla figura di Gianluca Vialli, collaboratore e amico fraterno del commissario tecnico.  

Eppure, come spesso accade nello sport, il confine tra gloria e delusione è sottilissimo. Pochi mesi dopo il trionfo europeo arrivò la clamorosa eliminazione nei playoff per il Mondiale del 2022 contro la Macedonia del Nord che privò l’Italia della seconda partecipazione consecutiva alla Coppa del Mondo e macchiò inevitabilmente il bilancio del commissario tecnico. Nonostante il fallimento mondiale, la Federazione confermò la fiducia nel tecnico e Mancini rimase al suo posto e assunse anche ulteriori responsabilità nel coordinamento delle nazionali giovanili. Sembrava l’inizio di una nuova fase progettuale ma la vicenda prese una piega inattesa nell’agosto del 2023, quando a sorpresa Mancini rassegnò le sue dimissioni da commissario tecnico, mandando una pec dalle vacanze. Pochi giorni dopo arrivò l’ufficialità dell’accordo con la nazionale dell’Arabia Saudita. Una tempistica che generò polemiche durissime.  

Negli anni successivi, tuttavia, lo stesso Mancini ha più volte manifestato un certo rimpianto per quella scelta. Le sue dichiarazioni hanno contribuito a riaprire un dialogo con l’ambiente federale, fino alla decisione maturata nell’estate del 2026 di riportarlo sulla panchina della Nazionale. Anche il presidente federale Giovanni Malagò ha sottolineato l’importanza delle spiegazioni e delle scuse avanzate dal tecnico nel percorso che ha portato al nuovo accordo. Ora comincia una seconda avventura inevitabilmente diversa dalla prima, con un supporto individuato da Giovanni Malagò, suo grande amico ed estimatore, in un uomo di grande esperienza come Claudio Ranieri. 

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