Sanità, nuovo tariffario, Medicina di laboratorio: “Oltre 70% scelte cliniche dipende da analisi”

(Adnkronos) – La Medicina di laboratorio costituisce uno dei pilastri del Servizio sanitario nazionale: “Oltre il 70% delle decisioni cliniche si basa, infatti, sui risultati degli esami, che rappresentano le prestazioni più richieste dai cittadini, per questo è necessario armonizzarne i costi”. In occasione del completamento del percorso di valorizzazione economica dei Lea (Livelli essenziali di assistenza), la cui conclusione è prevista entro fine settembre, Sibioc, Società italiana di biochimica clinica e biologia molecolare clinica – Medicina di laboratorio, presenta il primo studio nazionale sull’applicazione del Nuovo nomenclatore tariffario, introdotto nel 2024, per evidenziare la necessità di un’allineamento delle tariffe, valutato attraverso un percorso verificabile e riproducibile, in grado di mostrare eventuali disomogeneità organizzative.  

“L’iniziativa nasce dalle evidenze emerse durante la II Strategic Conference Sibioc e rappresenta il primo passo di un percorso scientifico volto a promuovere l’armonizzazione della Medicina di laboratorio e avviare una riflessione sull’evoluzione dei modelli di finanziamento della diagnostica – spiega Sabrina Buoro, presidente Sibioc – La tavola rotonda dedicata alle delegazioni regionali, coordinata da Maurizio D’Amora, ha evidenziato una significativa eterogeneità dei modelli organizzativi della Medicina di laboratorio nelle diverse realtà regionali. La Medicina di laboratorio richiede, oggi più che mai, strumenti condivisi di governo, valutazione e programmazione. In questo contesto, Sibioc ha ritenuto strategico offrire un contributo operativo per il Sistema sanitario, promuovendo una analisi scientifica finalizzata a fornire elementi oggettivi di supporto alle future decisioni istituzionali. Il nostro intento non è richiedere o operate una revisione generalizzata, ma promuovere una riflessione sui modelli di remunerazione e strutturazione delle prestazioni”. 

L’analisi, sviluppata dal Gruppo operativo Sibioc ‘Evoluzione tariffaria e applicazione del Nomenclatore tariffario nazionale’, ha preso in esame tutti i nomenclatori tariffari regionali attualmente vigenti, confrontandoli con il nuovo Nomenclatore tariffario nazionale del ministero della Salute. I risultati – riferisce una nota – riguardano 25 prestazioni, selezionate tra oltre 2mila tipologie di esami, rappresentative di oltre il 62% dell’attività complessiva. I risultati fotografano una significativa variabilità nell’applicazione del nomenclatore sul territorio nazionale: in particolare, numerose prestazioni ad elevato volume presentano, nelle Regioni non sottoposte a Piano di rientro, valori tariffari superiori rispetto a quelli previsti dal nomenclatore nazionale. Ad esempio: per glicemia e creatinina i rimborsi variano rispettivamente da un minimo di 1,00 e 1,10 ad un massimo di 2 euro; per la proteina C reattiva da un minimo di 1,90 a 10 euro; per l’emocromo da 2,30 ad un massimo di 5,30 euro. 

 

“Negli ultimi anni – sottolinea Buoro – la comunità scientifica internazionale ha progressivamente orientato l’attenzione verso i principi della Value-Based Healthcare e della Value-Based Laboratory Medicine, che valutano non soltanto le prestazioni erogate, ma soprattutto il valore generato per il paziente, per i percorsi di cura e per la sostenibilità del Sistema sanitario. In questa prospettiva, l’analisi dell’applicazione del nuovo nomenclatore tariffario rappresenta il primo passo di una riflessione più ampia sull’evoluzione dei modelli organizzativi e dei sistemi di finanziamento della diagnostica di laboratorio. Il completamento delle valorizzazioni delle prestazioni Lea rappresenta un passaggio fondamentale per il futuro – continua La presidente Sibioc – Le decisioni che saranno assunte nei prossimi mesi potranno incidere sull’organizzazione dei servizi, sull’equità di accesso e sulla sostenibilità del sistema: per questo riteniamo indispensabile che siano supportate da evidenze scientifiche e da metodologie trasparenti”.  

L’obiettivo “non è un semplice allineamento delle tariffe – avverte Buoro – sarà necessario promuovere un confronto scientifico e istituzionale sull’evoluzione dei modelli di finanziamento, affinché siano in grado di riconoscere non soltanto il numero delle prestazioni erogate, ma il valore generato per il paziente, gli esiti clinici, l’appropriatezza prescrittiva e la sostenibilità del Ssn, con un modello che non remuneri esclusivamente la singola prestazione, ma che consideri percorsi diagnostici integrati. Il valore della Medicina di laboratorio si esprime anche nella capacità di integrare test a cascata (reflex test), algoritmi diagnostici, commenti interpretativi e consulenza specialistica. Un modello che permette al paziente di completare, con un unico accesso, l’intero percorso diagnostico di laboratorio, migliorando l’appropriatezza, riducendo i tempi diagnostici e consentendo una presa in carico più tempestiva ed efficace, con benefici anche in termini di sostenibilità del Servizio sanitario”. 

Aggiunge Pierangelo Clerici, presidente della Federazione italiana delle società scientifiche di medicina di laboratorio: “Come FismeLab riteniamo di fondamentale importanza il lavoro prodotto da Sibioc e crediamo fermamente che la direzione indicata sia quella corretta per una giusta caratterizzazione della diagnostica di laboratorio all’interno del Ssn che, come viene ampiamente dimostrato, risulta costituita da 21 sistemi regionali che non essendo armonizzati tra loro creano situazioni di sofferenza in alcune regioni sia per i pazienti che per i professionisti che vi operano. L’impegno di FimeLab con le istituzioni – conclude – è quello di proporre visioni nuove della Medicina di laboratorio, come il documento Sibioc ben presenta”. 

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