(Adnkronos) – Nei secoli i teatri sono stati i palcoscenici non solo di grandi opere e di spettacoli indimenticabili, ma anche di tragedie che hanno segnato la storia della cultura mondiale: da Londra a Napoli, da Venezia a Chicago, passando per Bari, Barcellona e New York. Luoghi nati per divertire, educare e far sognare, sono spesso diventati trappole mortali, preda di fiamme che hanno divorato legno, paglia, stoffe e ogni decoro scenico. Luci a gas, candele, fuochi scenici e perfino cannoni teatrali hanno trasformato momenti di festa in autentici inferni, lasciando cicatrici profonde nell’immaginario collettivo e stimolando riforme che hanno cambiato per sempre la sicurezza nei teatri.
Il primo grande incendio teatrale di cui si ha memoria risale al 29 giugno 1613, nel cuore di Londra, al Globe Theatre, il celebre teatro dove William Shakespeare portava in scena le sue opere. Durante la rappresentazione di ‘Enrico VIII’, un cannone scenico, pensato per stupire il pubblico, incendiò il tetto di paglia, riducendo in cenere l’intero edificio. Fortunatamente, nessuno rimase ucciso, ma quell’episodio lasciò un monito chiaro: la meraviglia del teatro poteva trasformarsi in pericolo mortale in un batter d’occhio.
Nei secoli successivi, il rischio si moltiplicò. I teatri, spesso costruiti in legno e decorati con stoffe e materiali infiammabili, erano illuminati da lampade a olio, candele e luci a gas. Ogni spettacolo comportava, implicitamente, un rischio di incendio. Eppure, gli spettatori continuavano a riempire sale e palcoscenici, ignari della precarietà della loro sicurezza, attratti dal fascino di mondi inventati e storie indimenticabili.
In Italia, il Teatro di San Carlo di Napoli, uno dei teatri più antichi e prestigiosi del continente europeo, fu devastato da un incendio il 12 febbraio 1816, causato da una lanterna lasciata accesa durante le prove. Gli interni furono distrutti, ma la ricostruzione fu rapida e in meno di un anno il teatro tornò a splendere, simbolo della resilienza napoletana e della volontà di preservare la cultura nonostante le tragedie.
La storia del Teatro La Fenice di Venezia è forse ancora più drammatica. Bruciato per la prima volta il 13 dicembre 1836 a causa di una caldaia difettosa, il teatro fu ricostruito e tornò a ospitare opere di fama internazionale. Ma il 29 gennaio 1996, un incendio doloso distrusse quasi interamente l’edificio, riducendo in cenere decenni di storia e patrimonio artistico. La Fenice fu nuovamente ricostruita ‘com’era, dov’era’, trasformando la tragedia in simbolo di rinascita culturale, con la solenne inaugurazione del 14 dicembre 2003 con un concerto diretto da Riccardo Muti.
Nel Sud Italia, il Teatro Petruzzelli, inaugurato nel 1903, visse un destino simile. Nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 1991 un incendio doloso devastò il teatro, distruggendo sala e scenografie. Dopo 18 anni di chiusura e complessi lavori di ricostruzione, il teatro venne riaperto e inaugurato ufficialmente il 4 ottobre 2009, restituendo alla città il suo prestigioso contenitore culturale.
Anche Barcellona, città di grandi tradizioni teatrali, ha conosciuto incendi drammatici. Il Gran Teatre del Liceu, inaugurato nel 1847, ha visto il suo splendore spegnersi due volte tra le fiamme. Il 9 aprile 1861, appena quattordici anni dopo l’apertura, un incendio distrusse gran parte del teatro, risparmiando solo l’ingresso e il celebre Salone degli Specchi. Il 31 gennaio 1994 un nuovo incendio devastò auditorium e palcoscenico, e fu necessario un lungo lavoro di ricostruzione che si concluse nel 1999, restituendo alla città il suo simbolo culturale con una struttura moderna ma fedele all’originale.
Il Teatre Principal di Barcellona, il più antico della città, fondato alla fine del XVI secolo, subì incendi ripetuti nel corso dei secoli, tra cui quelli del 1787, del 1915, del 1924 e del 1933, che ne segnarono progressivamente la decadenza come centro teatrale di riferimento. Anche teatri più piccoli della città catalana, come il Teatro Olímpia, subirono incendi minori, come quello del 1906, durante la proiezione di un film, che provocò almeno una vittima e numerosi feriti.
Nel XIX secolo la pericolosità dei teatri europei divenne drammaticamente evidente. Le strutture erano spesso in legno, le decorazioni in tessuto e il pubblico affollava sale illuminate da lampade a gas. La vita media di un teatro raramente superava i vent’anni, e molti edifici andavano in fiamme entro cinque anni dall’inaugurazione. L’ingegnere tedesco August Foelsch stimava che il 25% dei teatri europei sarebbe andato in fumo entro pochi anni dall’apertura. Tra le tragedie più famose si ricordano: l’Arena degli Acquedotti a Livorno, 1857, dove un fuoco d’artificio provocò 40 morti e oltre 200 feriti; il Ring Theater di Vienna, 1881, dove una lampada a gas durante la rappresentazione dei ‘Racconti di Hoffmann’ uccise oltre 400 persone; il Théâtre Municipal di Nizza nel 1881 con circa 200 vittime; la Salle Favart a Parigi, nel 1887, con 84 morti; e il Theatre Royal di Exeter, nel 1887, che causò 186 vittime in quello che fu il più grave rogo nella storia del teatro inglese.
La pericolosità dei teatri non passò inosservata. Nel 1876 Eyre Massey Shaw, capo della Metropolitan Fire Brigade di Londra, pubblicò ‘Fires in Theatres’, ammonendo: ‘È un grave rimprovero alla nostra epoca dover riconoscere che la vita di centinaia, in alcuni casi migliaia di persone può essere messa in grave pericolo. Può essere difficile rendere ogni parte di un teatro ignifugo, ma bisogna tentare’. Le sue parole segnarono l’inizio di una nuova attenzione alla sicurezza, con la formazione di vigili specializzati e l’adozione di regole più rigorose per le vie di fuga e le vie di accesso ai palcoscenici.
Negli Stati Uniti, la situazione era spesso più grave. Al Brooklyn Theatre di New York il 5 dicembre 1876 un fuoco causato da una lampada di scena durante lo spettacolo ‘The Two Orphans’ provocò la morte di quasi 300 persone. Il 30 dicembre 1903, il Iroquois Theater di Chicago, inaugurato da pochi mesi, fu testimone del più mortale incendio teatrale della storia americana. Pubblicizzato come ‘totalmente ignifugo’, il teatro aveva una capienza di 1.600 posti, ma il pubblico presente superava le 2000 persone. Quando scintille da una lampada ad arco incendiarono una tenda, il sipario in amianto progettato per contenere le fiamme si impigliò. Le uscite, aprendo verso l’interno, si bloccarono nella calca, mentre mancando telefoni e allarmi l’arrivo dei soccorsi fu tardivo. Il bilancio finale fu di circa 600 morti. L’incidente portò a rivoluzionarie riforme di sicurezza: uscite con apertura verso l’esterno, maniglioni antipanico, segnaletica chiara e regolamenti rigidi per la gestione del pubblico. Da quel momento, la sicurezza nei teatri americani non sarebbe mai stata più trascurata. (di Paolo Martini)
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