Usa-Iran trattano in Pakistan, blitz di Trump: navi per sminare Stretto di Hormuz

(Adnkronos) –
Donald Trump piazza la mossa a sorpresa nello Stretto di Hormuz mentre Stati Uniti e Iran parlano a Islamabad, in Pakistan, per consolidare la tregua che ha interrotto la guerra. I colloqui vanno in scena con il confronto tra le due delegazioni, intanto due navi della marina americana avviano l’operazione di sminamento dello Stretto di Hormuz, da settimane bloccato dall’Iran. 

Il braccio di mare, essenziale per il 20% del commercio mondiale del petrolio, è ‘ostaggio’ di Teheran da settimane con effetti sull’aumento del prezzo del greggio e dei carburanti in molti paesi, Italia compresa. La riapertura dello Stretto, per gli Usa una condizione essenziale alla base della tregua, non si materializza. Secondo il New York Times, Teheran non riesce a localizzare o rimuovere tutte le mine navali disseminate in mare. La Repubblica islamica avrebbe utilizzato piccole imbarcazioni per posare le mine, ma senza una mappatura precisa delle loro posizioni. 

Lo Stretto rappresenta il nodo principale nelle trattative di Islamabad e rischia di trasformarsi in uno scoglio insormontabile. Gli Stati Uniti, secondo i media iraniani, avanzano “richieste eccessive” su Hormuz. L’agenzia di stampa Fars afferma che la delegazione a stelle e strisce – guidata dal vicepresidente JD Vance – presenta “richieste inaccettabili su diverse questioni”. Secondo l’agenzia di stampa Tasmin “la delegazione americana ha ostacolato il progresso dei negoziati con le sue consuete richieste eccessive”, sottolineando che la questione dello Stretto di Hormuz “è uno degli argomenti che suscitano forti divergenze”. 

Per provare a scardinare lo stallo, gli Stati Uniti prendono l’iniziativa. “Stiamo iniziando il processo di bonifica dello Stretto di Hormuz come favore a Paesi di tutto il mondo, tra cui Cina, Giappone, Corea del Sud, Francia, Germania e molti altri. Incredibilmente, non hanno il coraggio o la volontà di fare questo lavoro da soli”, annuncia Trump con un post sul social Truth. “È molto interessante notare, tuttavia, che petroliere vuote provenienti da molte nazioni si stanno dirigendo verso gli Stati Uniti d’America per caricare petrolio”, aggiunge. 

L’affermazione del presidente arriva mentre filtrano le indiscrezioni relative all’ingresso di un numero imprecisato di navi americane nello Stretto. Le news piovono sul tavolo dei negoziati, con un effetto potenzialmente dirompente per l’Iran, che vuole vedere riconosciuta la propria autorità nella gestione del braccio di mare. Teheran smentisce la presenza di navi Usa, i media della Repubblica islamica rilanciano la versione secondo cui un cacciatorpediniere americano, in procinto di attraversare lo Stretto, avrebbe fatto dietrofront dopo aver ricevuto un avvertimento di una unità della marina iraniana. 

 

“Abbiamo il migliore, il più sofisticato equipaggiamento di sminamento del mondo, lo sappiamo, lo stiamo solo mettendo in posizione”, ribatte Trump. Gli Stati Uniti prendono l’iniziativa per uscire dall’angolo e contrastare la narrativa secondo cui l’Iran sarebbe in grado di dettare l’agenda. “I fake news media sono pazzi o semplicemente corrotti”, tuona il presidente in uno dei numerosi post. “Gli Stati Uniti hanno completamente distrutto l’esercito iraniano, compresa l’intera Marina e l’Aeronautica. La leadership è morta. Lo Stretto di Hormuz sarà presto aperto e le navi vuote si stanno dirigendo a tutta velocità verso gli Stati Uniti per caricare petrolio. Ma se date retta alle fake news, stiamo perdendo!”, scrive il presidente. 

A completare il quadro, ecco la nota del Comando centrale americano (Centcom). “Oggi abbiamo iniziato il processo di apertura di un nuovo passaggio e condivideremo presto questa rotta sicura con la navigazione commerciale per incoraggiare il flusso del libero commercio”, dichiara l’ammiraglio Brad Cooper. Nella dichiarazione si precisa che le navi che hanno attraversato lo Stretto sono i cacciatorpediniere Uss Frank E. Peterson e Uss Michael Murphy, che hanno iniziato a “stabilire le condizioni” per le attività di sminamento. Altre risorse, compresi droni sottomarini, si uniranno alla missione “nei prossimi giorni”, conclude il comunicato del Centcom. Nello Stretto, quindi, non sono stati inviati cacciamine o dragamine. L’impiego di cacciatorpediniere alimenta discussioni: gli Usa conoscono già la rotta ‘sicura’? 

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