Usa-Iran, Trump pensa a nuovi attacchi. Teheran: “Pedaggi per Hormuz”

(Adnkronos) –
“La calma prima della tempsta”. Donald Trump archivia l’incontro in Cina con Xi Jinping e riprendono gli ultimatum all’Iran. Gli Stati Uniti, secondo il New York Times, potrebbero avviare un nuovo attacco contro Teheran già nel corso della prossima settimana. Il dialogo tra gli Usa e la Repubblica islamica non decolla e Trump, alla fine, potrebbe optare per l’escalation. Il presidente degli Stati Uniti, dopo la parentesi di Pechino, rientra in patria e torna ai toni abituali: “L’Iran attraverserà un periodo molto difficile” se non si raggiungerà presto un accordo di pace, dice il numero 1 della Casa Bianca all’emittente francese BFMTV in un’intervista telefonica. 

Quindi il messaggio ‘cifrato’ (ma nemmeno troppo) dal social Truth: “La calma prima della tempesta” campeggia su un’immagine di Trump con espressione minacciosa e il dito puntato dalla tolda di una nave militare. Sullo sfondo una nave e una imbarcazione da guerra con la bandiera di Teheran nel pieno di una tormenta.serire il testo
 

I nodi nei negoziati con l’Iran sono noti: Teheran deve rinunciare al proprio programma nucleare e deve riaprire lo Stretto di Hormuz. Trump, secondo i media americani, sarebbe vicino a riprendere gli attacchi, di fronte all’impasse diplomatica e all’incapacità iraniana di presentare una proposta di pace che sia ritenuta accettabile. Non si escludono riunioni nella Situation Room con il vicepresidente JD Vance e gli altri alti funzionari, già in queste ore, per decidere i prossimi passi. A bordo dell’Air Force One, di rientro da Pechino, Trump d’altra parte ha ribadito che l’attuale posizione iraniana sia “inaccettabile”. 

La macchina bellica americana non si è di fatto mai fermata. Da settimane, in Medio Oriente sono presenti circa 5.000 Marines e 2.000 paracadutisti d’élite dell’82esima divisione aviotrasportata dell’Esercito in attesa di istruzioni. All’ipotesi di nuovi raid si affianca l’opzione di un’azione mirata per prendere possesso dei 440 chili di uranio arricchito al 60%: “Solo gli Stati Uniti e la Cina hanno i mezzi per recuperarlo”, ha detto e ripetuto Trump, evidenziando che il materiale, indispensabile per arrivare alla produzione di armi atomiche, sarebbe sepolto in uno dei siti bombardati dagli Usa a giugno 2025. L’operazione implicherebbe il coinvolgimento di truppe d’appoggio e spingerebbe Trump a dispiegare soldati sul terreno. 

 

I segnali di una possibile azione militare americana apparentemente non modificano la linea dell’Iran. Teheran, come dichiarano a ciclo continuo esponenti del regime, è pronta ad un nuovo scontro con Usa e Israele. I pasdaran tirano dritto e continuano a far leva sull’asset principale, lo Stretto di Hormuz. L’Iran “ha messo a punto un meccanismo professionale, che verrà presto reso noto, per la gestione del transito nello Stretto, lungo una rotta predefinita”, annuncia il capo della Commissione Sicurezza nazionale del Parlamento di Teheran, Ebrahim Azizi, in un post su X. 

“Ne beneficeranno solo mercantili e parti che collaborano con l’Iran – precisa – Verranno riscossi i necessari pedaggi per i servizi speciali forniti nel quadro di questo meccanismo. Questa rotta resterà chiusa per gli operatori del cosiddetto ‘Freedom Project'”, dice riferendosi all’iniziativa varata e poi bloccata dagli Usa per garantire la sicurezza della navigazione nel braccio di mare. 

Mentre Trump era a Pechino, Teheran ha garantito il passaggio ‘free’ a petroliere cinesi. Ora, apparentemente, la Repubblica islamica sarebbe disposta a dialogare con paesi europei: l’obiettivo è isolare la posizione degli Usa, che diventerebbero il ‘problema’ e non la ‘soluzione’ in relazione al commercio di petrolio. “Dopo il transito di navi provenienti da Paesi dell’Asia orientale, in particolare dalla Cina, dal Giappone e dal Pakistan, abbiamo ricevuto oggi informazioni secondo cui anche europei hanno avviato trattative con la Marina dei Guardiani della Rivoluzione”, afferma la tv di Stato iraniana. 

Il muro contro muro appare totale. Eppure, dietro le quinte si continua a lavorare per favorire un avvicinamento. Centrale il ruolo del Pakistan, mediatore principale. Fonti di Islamabad riferiscono al canale saudita Al-Arabiya che la visita in Iran del ministro degli Interni Mohsin Naqvi mira a raggiungere un “accordo specifico”. “La parte americana ha richiesto risposte su punti specifici sollevati da Washington. Si registrano progressi positivi per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz. La porta è aperta ai negoziati sulle questioni ancora in sospeso, incluso il programma nucleare iraniano”, affermano le fonti. 

 

In un quadro sempre ad alta tensione, “l’Italia è pronta a fare la propria parte per contribuire, non appena ve ne saranno le condizioni, alla sicurezza della navigazione” nello Stretto di Hormuz, “nel solco di quanto già fatto nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano con le missioni Aspides e Atalanta”. E’ questa la posizione illustrata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo quanto si apprende, nell’intervento allo Europa Gulf Forum di Navarino, in Grecia. 

Due cacciamine italiani, le navi gemelle Rimini e Crotone, sono partiti nel tardo pomeriggio di venerdì dal porto siciliano di Augusta alla volta di Gibuti e sono pronti a intervenire nell’ambito di una missione multinazionale per lo sminamento dello Stretto di Hormuz. Le due unità sono in grado di rilevare ogni oggetto sul fondo marino fino a a profondità di circa 600 metri e sono appositamente progettate per la localizzazione e la disattivazione/distruzione di mine navali. Una viene utilizzata anche per la ricerca di relitti di navi o aerei, reperti di interesse storico ma anche per la preservazione dell’ecosistema marino, l’altra ha contribuito alla costituzione del corridoio umanitario a favore della popolazione albanese. 

 

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