Frenata Toscana: l’inflazione, l’invecchiamento e il nodo della produttività frenano lo sviluppo regionale

Il quadro economico regionale rallenta il passo, frenato dalle incertezze globali e da nodi produttivi e demografici ancora irrisolti. È quanto emerge dal rapporto annuale L’economia della Toscana, presentato ieri a Firenze alla presenza del vice direttore generale della Banca d’Italia, Gian Luca Trequattrini. Nel corso del 2025, la crescita del territorio si è attestata su livelli modesti: l’indicatore trimestrale dell’economia regionale rileva un incremento del prodotto dello 0,4%, un dato lievemente inferiore allo 0,5 per cento registrato su scala nazionale.

L’andamento dell’anno appena trascorso porta i segni di un settore manifatturiero debole, sebbene la flessione si sia parzialmente attenuata nel secondo semestre. A trainare i numeri sono state le esportazioni, che tuttavia hanno generato un basso valore aggiunto per il territorio a causa della natura dei settori interessati, come i metalli preziosi e i prodotti farmaceutici. Il comparto della moda, in crisi dal 2023, ha visto una riduzione del calo di fatturato grazie a una timida ripresa della domanda estera, ma i volumi di attività restano lontani dai livelli pre-crisi. Nel terziario, i servizi registrano una lieve espansione spinta dai consumi delle famiglie, mentre il turismo mostra una stagnazione nelle strutture ricettive tradizionali a favore delle locazioni brevi. Dinamica moderatamente positiva, invece, per le costruzioni, sostenute dalle opere pubbliche. Nel complesso, le aziende toscane mantengono una buona redditività e un’elevata liquidità, frenando però sugli investimenti, specie in ambito tecnologico.

Sul fronte lavorativo, dopo anni di forte espansione, l’occupazione si è fermata. Aumenta l’uso degli ammortizzatori sociali, pur in presenza di un tasso di disoccupazione che rimane molto basso. Le retribuzioni sono salite per effetto dei rinnovi contrattuali, ma i salari reali non sono ancora riusciti a colmare la perdita di potere d’acquisto accumulata fino al 2023, complici la passata ondata inflattiva e dinamiche salariali meno favorevoli rispetto al resto d’Italia.

Per quanto riguarda il credito, i finanziamenti ai privati tornano a crescere, spinti in particolare dall’accelerazione dei mutui per la casa e dal credito al consumo. Scendono invece i prestiti alle imprese, in particolare a quelle di piccole dimensioni, in un contesto di domanda debole e di offerta cauta. Nel medio periodo si nota una stretta sui prestiti alle aziende ritenute più a rischio e un parallelo aumento dell’utilizzo delle garanzie pubbliche. La qualità generale del credito si mantiene comunque alta, con tassi di deterioramento scesi nel 2025 ai minimi storici.

La spesa pubblica ha continuato a fungere da stimolo, con un incremento delle uscite correnti e degli investimenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e ai fondi propri degli enti locali, mentre i fondi europei di coesione 2021-27 hanno fornito finora un apporto limitato. I progetti digitali del PNRR hanno favorito in regione un miglioramento nell’offerta di servizi pubblici telematici, partendo da una situazione già superiore alla media nazionale.

Le previsioni per il 2026 restano avvolte in una forte incertezza. Le tensioni geopolitiche, acuite dal conflitto nel Golfo Persico e dal blocco dello Stretto di Hormuz, hanno fatto impennare i costi dei beni energetici. L’aumento dell’inflazione e il peggioramento della fiducia delle famiglie potrebbero tradursi in un calo dei consumi, portando le imprese a prevedere una sostanziale stabilità dei fatturati ma a formulare prospettive negative sugli investimenti.

Il rapporto evidenzia infine come la Toscana continui a scontare ritardi strutturali significativi, ampliando il divario economico con le regioni più sviluppate del Centro Nord. Dalla pandemia in poi, la crescita del valore aggiunto è stata inferiore alla media del Paese, spinta maggiormente da un’occupazione di bassa qualità mentre la produttività del lavoro ha ristagnato. Pesano la frammentazione del tessuto produttivo, basato su micro e piccole imprese, e la scarsa presenza in settori ad alta intensità tecnologica.

A questo si aggiunge la criticità legata alla dinamica demografica: l’invecchiamento della popolazione è solo in parte compensato da flussi migratori caratterizzati da livelli di istruzione medio-bassi. L’età avanzata degli imprenditori nelle numerose aziende familiari pone seri rischi per il futuro passaggio generazionale. Sul piano dell’innovazione, i brevetti restano legati a tecnologie tradizionali e gli spin-off accademici faticano a consolidarsi, in un quadro in cui i fondi regionali risultano frammentati e l’accesso al credito per le realtà innovative si conferma complesso.

REDAZIONE

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