La Toscana resiste alla crisi del calice: è la prima regione per consumo quotidiano di vino

FIRENZE – Mentre l’Italia si conferma una superpotenza globale sul fronte delle esportazioni enologiche (prima per volumi e seconda per incassi, con 8,1 miliardi di euro generati nel 2024), all’interno dei confini nazionali il rapporto con il vino sta vivendo un mutamento epocale. In questo scenario di forte trasformazione, la Toscana si erge a vera e propria roccaforte della tradizione, andando in netta controtendenza rispetto al calo diffuso nel resto del Paese.

Il primato toscano: vince la quotidianità e domina il rosso

Secondo i risultati di un sondaggio condotto a marzo 2026 da MCO Report e Selvitys su un campione di mille cittadini, la Toscana è in assoluto la regione italiana in cui si beve più assiduamente. Ben il 29% dei toscani si concede un calice ogni giorno, una percentuale quasi doppia se confrontata con la media nazionale, ferma ad appena il 16%. Un consumo che si lega a filo doppio con l’identità del territorio: le preferenze regionali premiano nettamente il vino rosso, scelto dal 56% degli intervistati.

Si tratta di un baluardo di stabilità in una Penisola dove, come certificato dai dati Istat, l’approccio quotidiano all’alcol è crollato drasticamente nell’ultimo quarto di secolo, passando dal 33,3% del 1999 al 19% del 2023. Se a livello geografico il Centro-Nord consuma mediamente più del Sud, non mancano le sorprese: in territori come Lazio e Sardegna il vino bianco ha ormai superato il rosso, mentre in Veneto, culla del Prosecco, a dominare le preferenze locali (46%) sono paradossalmente i rossi.

Il divario di genere e l’effetto generazionale

L’indagine scatta anche una nitida fotografia demografica, evidenziando come la platea dei consumatori sia prevalentemente maschile. Attualmente, una donna su quattro (26%) si dichiara completamente astemia rispetto al vino, contro un tasso dell’11% tra gli uomini. Il divario si riflette anche sulle abitudini: il 21% degli uomini beve giornalmente (contro l’11% delle donne) e consuma maggiori quantità, legando il rito principalmente al pasto casalingo. Al contrario, le consumatrici femminili prediligono il calice soprattutto in contesti di socialità.

La vera rivoluzione, tuttavia, è quella generazionale. I giovani stanno progressivamente allontanando il vino dai pasti per trasformarlo nel protagonista degli aperitivi, come confermato anche dai trend analizzati da Nomisma. Se tra gli over 65 il predominio del rosso è schiacciante (60%), la fascia tra i 25 e i 34 anni ha già effettuato il sorpasso a favore del bianco. Ancora più netta la rottura tra i neomaggiorenni (18-24 anni), dove la somma di spumanti e rosé sfiora il 30% delle preferenze.

Il portafoglio non detta il prezzo della bottiglia

Un’ultima evidenza riguarda il rapporto tra reddito e spesa. L’indagine mostra chiaramente che le fasce più abbienti consumano maggiori quantità di vino e frequentano di più locali e ristoranti. Eppure, il conto in banca non si traduce automaticamente nell’acquisto di etichette prestigiose: anche tra coloro che dichiarano un reddito superiore ai 4.000 euro mensili, la maggioranza (55%) acquista abitualmente bottiglie che non superano i 10 euro di costo. Un dato che dimostra come la scelta di un vino economico rappresenti oggi un approccio trasversale a tutte le classi sociali italiane.

REDAZIONE

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