Caro scuola, settembre presenta il conto: fino a 1.900 euro per un figlio

Settembre presenta un conto sempre più pesante alle famiglie con figli in età scolare. Nel 2026 libri, corredo e dotazione digitale possono portare la spesa vicino ai 1.900 euro per uno studente che inizia le superiori. Secondo l’Osservatorio nazionale Federconsumatori, per ogni studente si spenderanno mediamente 673,60 euro per il corredo scolastico e i ricambi, il 2,3% in più rispetto al 2025, ai quali si aggiungono 545,66 euro per i libri di testo, in aumento dell’1,6%.

La spesa cresce soprattutto nei passaggi da un ciclo scolastico all’altro. Un ragazzo che entra in prima media spenderà mediamente 561,61 euro per libri e due dizionari; sommando corredo e ricambi, il totale arriva a 1.235,21 euro. Per chi comincia le superiori il conto sale a 1.478,75 euro.

Se serve acquistare anche una nuova dotazione tecnologica (computer, webcam, microfono, antivirus e programmi di base) Federconsumatori stima una spesa ulteriore di oltre 421 euro. Per uno studente che inizia le superiori il costo complessivo può quindi avvicinarsi a 1.900 euro, senza considerare l’eventuale attivazione di una connessione internet dedicata.

Per una famiglia con due figli che iniziano contemporaneamente prima media e prima superiore, libri, dizionari e materiale scolastico valgono 2.713,96 euro. Non è una media nazionale, ma una simulazione costruita sulle due classi d’ingresso più costose. È comunque una cifra che mostra quanto il rientro possa incidere sul bilancio quando più spese obbligate si concentrano nello stesso periodo.

Il corredo scolastico costa l’11% in più rispetto al 2023

Il caro-scuola non nasce quest’anno. Nel 2023 Federconsumatori stimava una spesa media di 606,80 euro per studente per corredo e ricambi. Nel 2024 si era saliti a circa 647 euro, nel 2025 a 658,20 euro. Nel 2026 si arriva a 673,60 euro. In tre anni l’aumento è stato di 66,80 euro per alunno, circa l’11%. La velocità dei rincari si è ridotta rispetto al balzo registrato nel 2024, ma la traiettoria non si è invertita.

Già lo scorso anno il caro-materiale scolastico aveva mostrato quanto il prezzo finale potesse cambiare in base alle scelte delle famiglie, soprattutto per zaini, diari e accessori. Proprio il diario ha recuperato una funzione più centrale dopo la circolare con cui il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha invitato i docenti a privilegiare strumenti di comunicazione diretta rispetto all’assegnazione serale dei compiti tramite registro elettronico. Nel monitoraggio 2026, intanto, una delle voci più costose resta lo zaino, soprattutto nelle versioni hi-tech con power bank integrato.

Più irregolare è invece l’andamento dei libri. Nel 2023 la stima Federconsumatori era di 502,10 euro per testi obbligatori e due dizionari. Nel 2024 era salita a 591,44 euro, per poi scendere a 537,10 euro nel 2025. Quest’anno risale a 545,66 euro. Sul fronte dei testi il margine di manovra delle famiglie è più stretto. Si può rimandare l’acquisto di uno zaino, riutilizzare un astuccio o scegliere un diario meno costoso. Molto più difficile sottrarsi al prezzo di un libro adottato dalla scuola, salvo il ricorso all’usato.

Il costo dei libri e il suo impatto sul diritto allo studio è diventato negli ultimi anni un tema strutturale. Nel 2024 il mercato dell’editoria scolastica valeva circa 800 milioni di euro e, nell’arco di dieci anni, la spesa per i testi era cresciuta del 13%.

Anche il luogo in cui si vive può incidere. A Firenze uno studente di prima media spenderà quest’anno 341,50 euro per i libri, più che a Cagliari, dove la cifra è di 340,85 euro, a Roma, 337,60 euro, e a Milano, 308,05 euro. Napoli si ferma invece a 293,20 euro. Tra Firenze e Napoli la differenza supera i 48 euro, circa il 16,5%. Nei licei fiorentini i rincari sono ancora più marcati: per il triennio dello scientifico la spesa sale del 7% rispetto al 2025, mentre al classico aumenta del 6%.

Quanto pesa il rientro sul budget mensile delle famiglie

Il peso del rientro emerge con maggiore chiarezza quando il conto scolastico viene confrontato con la spesa ordinaria delle famiglie. Nel 2024, secondo l’Istat, la spesa media mensile per consumi delle famiglie residenti in Italia è stata di 2.755 euro, mentre la mediana si è fermata a 2.240 euro. La simulazione di 2.713,96 euro per due figli che iniziano prima media e prima superiore supera quindi la spesa mensile mediana di una famiglia italiana e restituisce la dimensione dell’esborso che può concentrarsi all’inizio dell’anno scolastico.

Alla scuola si sovrappongono infatti costi che durante l’anno rimangono più distribuiti: scarpe e abbigliamento per la nuova stagione, abbonamenti ai mezzi pubblici, mensa, palestre, piscine, corsi sportivi e altri servizi. Per molte famiglie la difficoltà deriva proprio dalla coincidenza delle scadenze.

Il fenomeno si inserisce inoltre in una fase lunga di erosione del potere d’acquisto. Tra il 2019 e il 2024, rileva l’Istat, la spesa familiare per consumi è cresciuta del 7,6% in valori correnti, mentre l’inflazione armonizzata nello stesso periodo ha raggiunto il 18,5%. Nel 2024 il 31,1% delle famiglie dichiarava di aver cercato di limitare la quantità o la qualità del cibo acquistato.

La presenza di figli modifica anche la composizione dei consumi. Secondo il Rapporto annuale Istat 2025, nelle famiglie giovani con uno o due figli aumenta il peso delle spese per alimentazione, salute e soprattutto istruzione. Altre voci vengono ridimensionate per lasciare spazio ai costi legati alla crescita.

Dentro questo equilibrio entra ormai stabilmente anche la tecnologia. Un’indagine dell’Osservatorio Shopping DoveConviene, condotta ad agosto 2026 su un campione di 861 persone tra genitori e studenti universitari, mostra che l’80% considera i dispositivi digitali indispensabili o molto importanti per lo studio. Tablet, laptop e connessione internet sono indicati tra gli strumenti essenziali. Per il 71% degli intervistati la spesa tecnologica destinata allo studio resta entro i 300 euro, il 16% investe tra 300 e 499 euro, mentre il 13% supera i 500 euro. Per quasi una famiglia su quattro, però, la tecnologia scolastica comporta una rinuncia altrove: il 24% del campione dichiara di aver tagliato altre spese personali o familiari per sostenere questi acquisti.

Dove si può risparmiare (l’online perde il primato)

Il contenimento del conto passa innanzitutto da ciò che può essere riutilizzato. Federconsumatori segnala che molte famiglie recupereranno zaini e astucci degli anni precedenti, ricorreranno allo scambio attraverso gruppi online e social network o acquisteranno testi scolastici usati.

Anche il canale di vendita può fare la differenza. Nel 2026, secondo Federconsumatori, i prezzi dei prodotti scolastici nella grande distribuzione diminuiscono mediamente dell’1,1%. Nelle cartolibrerie aumentano invece del 2,3%, mentre online il rincaro raggiunge il 5,6%. L’e-commerce resta più conveniente rispetto alle cartolibrerie, con un risparmio medio del 20,25%, ma perde il primato: la grande distribuzione risulta quest’anno più economica di oltre l’1% rispetto agli acquisti online.

Sui libri la leva principale resta invece il mercato dell’usato, quando l’edizione adottata e le condizioni del testo lo consentono. Il riutilizzo di materiale già disponibile in casa può incidere soprattutto sulle voci meno rigide, mentre sui testi obbligatori la possibilità di ridurre la spesa dipende in larga parte dalla disponibilità di copie di seconda mano.

A questi strumenti si aggiungono contributi regionali e comunali, voucher e forme di gratuità parziale o totale dei libri, generalmente legati all’Isee. Il sistema resta però frammentato: importi, requisiti e scadenze cambiano da territorio a territorio. Federconsumatori chiede che i sostegni vengano estesi progressivamente anche ai redditi medi, spesso troppo alti per accedere ai bonus ma non abbastanza elevati da assorbire senza difficoltà una spesa superiore ai mille euro per figlio concentrata in poche settimane.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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