I giovani invecchiano più velocemente, c’è un legame con i tumori precoci

I giovani stanno invecchiando più velocemente di chi li ha preceduti e lo scarto cresce di generazione in generazione. Più precisamente, chi è nato dopo il 1965 risulta biologicamente più vecchio — a pari età — di chi era nato nei decenni precedenti.

Lo rivela uno studio pubblicato il 22 giugno 2026 su Nature Medicine dai ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis su oltre 164.000 persone di diverse generazioni.

Il corollario più importante di questa ricerca è la robusta correlazione individuata tra l’accelerazione dell’”invecchiamento sistemico” e l’aumento dei tumori diagnosticati prima dei 50 anni.

Il lavoro, guidato dalla epidemiologa Yin Cao, potrebbe spiegare l’incremento dei tumori a insorgenza precoce in popolazioni che, anagraficamente, sono ancora giovani.

L’age gap come indicatore

 L’indicatore chiave dello studio è l’age gap: la distanza tra l’età biologica di un individuo e la sua età anagrafica. Per calcolarla, i ricercatori hanno usato principalmente il PhenoAge — un indice ricavato da nove biomarcatori ematici standard, tra cui glucosio, proteina C-reattiva, albumina, conta leucocitaria e altri parametri misurabili con un prelievo del sangue — validato poi con due misure alternative, il metodo Klemera-Doubal e un indice metabolomico, ottenendo risultati coerenti in tutti i casi.

Un age gap positivo indica che il corpo appare biologicamente più vecchio rispetto all’età anagrafica. Questo scarto, nei dati dello studio, non è stabile tra le generazioni, ma cresce progressivamente. I più giovani mostrano, alla stessa età, un profilo biologico più logoro rispetto a chi era nato decenni prima.

I numeri del confronto intergenerazionale

Il campione principale è la Uk Biobank britannica: 154.169 giovani adulti, seguiti per 953.582 persone-anno (questo indice si ottiene moltiplicando il numero di anni per il numero di persone seguite). La coorte di validazione è l’All of Us Research Program dell’Nih americano, con 10.262 partecipanti.

Nel campione britannico, i nati tra il 1965 e il 1974 mostrano un age gap biologico superiore del 23% (in deviazione standard) rispetto ai nati tra il 1950 e il 1954, a parità di età cronologica.

Negli Stati Uniti il divario è ancora più ampio: i nati tra il 1990 e il 1999 registrano un age gap superiore del 92% rispetto ai nati tra il 1965 e il 1969 alla medesima età.

Il legame con il rischio oncologico è diretto: ogni incremento di una deviazione standard nel PhenoAge-defined age gap corrisponde a un rischio 8% più alto di sviluppare un tumore solido precoce nel campione britannico, e 22% più alto in quello americano. Chi appartiene alla sezione con il maggior livello di aging biologico ha un rischio più alto di circa il 15% rispetto al gruppo con il livello più basso.

Quali tumori

L’associazione più forte riguarda i tumori del polmone, dell’apparato gastrointestinale — incluso il colon-retto — e dell’utero. Lo studio ha anche analizzato l’invecchiamento biologico organo per organo: l’invecchiamento del tessuto immunitario risulta associato in modo indipendente al tumore polmonare precoce con un hazard ratio 1,89); quello del tessuto adiposo al cancro del colon-retto precoce (Hr 1,60). L’Hazard ratio è una misura clinica che esprime il rapporto tra il tasso di rischio di un evento in un gruppo trattato e il tasso di rischio per lo stesso evento in un gruppo di controllo.

Questi effetti si confermano anche dopo aver corretto per i fattori di rischio genetico, il che indica che non dipendono dalla predisposizione ereditaria.

Il corpo, in altri termini, invecchia in modo asimmetrico: alcuni organi o sistemi si deteriorano più in fretta di altri, e questa asimmetria predice il tipo di cancro a cui un individuo è più esposto.

Perché i tumori precoci aumentano

I tumori diagnosticati prima dei 50 anni sono in aumento in molte aree del mondo: colon-retto, pancreas, seno, tiroide, polmone nei non fumatori. Le ipotesi sui fattori responsabili includono il consumo di alimenti ultra-processati, l’obesità, la sedentarietà, le esposizioni ambientali cumulative, lo stress cronico, le microplastiche e l’eccesso di alcol.

Gli autori dello studio parlano di “possibili fattori ambientali e legati allo stile di vita ancora da chiarire”. Yin Cao ha dichiarato che i risultati “rafforzano l’idea che fattori come l’ambiente, lo stile di vita e la salute generale possano avere effetti di lungo periodo sui processi biologici dell’organismo”.

Il contributo dello studio è proporre un meccanismo biologico che colleghi queste esposizioni al rischio oncologico: l’invecchiamento accelerato potrebbe essere la traccia che le esposizioni cumulative lasciano nell’organismo, un anello di congiunzione, finora assente nelle ricostruzioni scientifiche, tra stile di vita e malattia.

Prevenzione oncologica sin da giovani: cosa cambierebbe

 Gli autori indicano la necessità di ulteriori studi longitudinali, trattandosi di un’analisi osservazionale. Altri studi, però, confermano una progressiva accelerazione dell’invecchiamento, come segnala la ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Se i risultati verranno confermati, le implicazioni per la medicina preventiva saranno concrete. Oggi, infatti, i programmi di screening oncologico si basano quasi esclusivamente sull’età anagrafica, uguale per tutti. Integrare quella soglia con misure di aging biologico permetterebbe di identificare chi, a parità di anni, è biologicamente più esposto, orientando interventi preventivi più precoci e mirati.

Biomarcatori come il PhenoAge, già misurabili con esami del sangue ordinari, potrebbero diventare strumenti di stratificazione del rischio, spostando la prevenzione da un approccio uniforme a uno personalizzato. Gli autori indicano esplicitamente che i risultati “evidenziano l’importanza di scoprire i meccanismi sottostanti per guidare strategie di prevenzione efficaci”.

Il passo successivo, per la ricerca, è capire quali fattori rendano più rapido questo invecchiamento intergenerazionale e se — e come — sia possibile rallentarlo. In assenza di una risposta, il rischio è che l’aumento dei tumori precoci degli ultimi anni continui ad accelerare nelle coorti che verranno.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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