Tempation Island nelle scuole: la proposta di Galiano e l’esempio della Finlandia

Sembra una provocazione, ma non lo è: Enrico Galiano, professore e scrittore sensibile al mondo scolastico, ha proposto di portare Temptation Island nelle scuole. Come vedremo, il principio alla base della sua idea è già applicato nelle scuole della Finlandia.

In un blog post pubblicato su Il Libraio, l’insegnante di lettere ha spiegato perché il noto reality di Canale 5 sarebbe un modo efficace per insegnare agli studenti come riconoscere le relazioni tossiche e creare una distacco emotivo da quei meccanismi di gelosia e possessività che sono il mantra del programma.

“Vogliamo davvero vogliamo che tutti guardino quelle scene senza che nessuno aiuti a decifrarle? Davvero vogliamo lasciare che passino così, come semplice intrattenimento, come “trash”, come roba da commentare ridendo su X o nelle chat degli amici?”, si chiede Galiano, che insiste sulla necessità di portare l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole italiane.

“Il principio cardine è che prima si affrontano determinati argomenti, più è facile prevenire i pericoli. Vi posso assicurare che già alle scuole medie noi docenti ci troviamo quotidianamente a dover arginare il formarsi di dinamiche di questo tipo. Ovviamente, proporre direttamente le clip di Temptation Island a dodici o tredici anni potrebbe risultare prematuro. È un materiale più adatto alle scuole superiori. Il contrasto a certi comportamenti, però, andrebbe iniziato già alla primaria e persino all’infanzia, come accade nei Paesi europei più evoluti”, spiega il professore in un’intervista a Fanpage.

Tempation Island, “un materiale didattico clamoroso”

Lungi dall’essere “una provocazione da caldo estivo”, quella di Galiano è un’idea già testata da alcuni insegnanti. “So per certo che molti colleghi lo hanno fatto negli anni passati, utilizzando spezzoni del programma per aprire dibattiti in aula. È un tema che tocca da vicino il vissuto dei ragazzi, ed è l’unico motivo per cui una proposta del genere riceve così tanta attenzione”, spiega l’insegnante durante l’intervista.
Tra gli addetti ai lavori non mancano i critici: la proposta di Galiano, sostengono, non fa i conti con la realtà dei fatti, ovvero con i programmi scolastici già saturi.

Alcune famiglie già lo fanno

Altri sostengono che l’educazione sessuo-affettiva debba restare una prerogativa delle famiglie. Sul punto, lo scrittore rivela: “molti genitori mi hanno scritto per dirmi che adottano già questa strategia a casa con i propri figli, guardando il programma insieme proprio per commentarlo. È un esercizio utilissimo. La lingua delle emozioni è una lingua madre che si apprende innanzitutto tra le mura domestiche”.

Esempi simili in altri Paesi: gli Usa e i reality show sentimentali nelle università

Non esistono, a oggi, casi documentati di un reality show sentimentale come Temptation Island adottato ufficialmente come materiale scolastico in altri Paesi.

Ma il principio che sta dietro la proposta — usare la cultura popolare televisiva per insegnare pensiero critico, riconoscimento delle dinamiche relazionali tossiche e alfabetizzazione mediatica — fa già parte di programmi educativi consolidati fuori dall’Italia.

Negli Stati Uniti, ad esempio, diverse università hanno costruito percorsi didattici espliciti attorno a reality show sentimentali. In corsi di media studies, format come The Bachelor e The Bachelorette vengono analizzati in aula non per il loro contenuto di intrattenimento, ma come casi di studio per insegnare concetti come costruzione narrativa, spettacolarizzazione dell’emotività, gestione dell’autenticità performativa e dinamiche di potere nelle relazioni mostrate in tv.

Gli studenti guardano episodi specifici insieme al docente, ne analizzano il montaggio, la costruzione dei personaggi e le tecniche con cui il format trasforma emozioni reali in spettacolo — un metodo molto vicino a quello che Galiano propone per Temptation Island.

Finlandia, quando l’alfabetizzazione mediatica entra nel percorso scolastico

Il caso più solido, però, è quello della Finlandia, che da decenni ha integrato l’alfabetizzazione mediatica nel percoeso scolastico, a partire dalla scuola dell’infanzia fino alla scuola superiore. Il modello finlandese non prevede l’uso specifico di reality show sentimentali, ma insegna sistematicamente agli studenti a smontare criticamente qualunque contenuto mediatico — pubblicità, notizie, programmi televisivi — per riconoscere costruzione narrativa, manipolazione emotiva e propaganda.

È lo stesso principio pedagogico invocato da Galiano, applicato però in modo strutturale e non episodico: non un singolo programma usato una tantum, ma un metodo di lettura critica dei media insegnato per anni, che nel tempo ha reso la Finlandia uno dei Paesi europei con il più alto indice di alfabetizzazione mediatica.

Le differenze con la proposta di Galiano

La differenza tra questi modelli e la proposta italiana è importante: negli Stati Uniti l’uso di reality show in aula avviene a livello universitario, dentro corsi specialistici di media studies, non nella scuola secondaria; in Finlandia il lavoro sui media non nasce da un singolo programma controverso, ma da un impianto curricolare pensato da decenni prima che Temptation Island esistesse. Quello che unisce i due casi alla proposta di Galiano non è il contenuto specifico, ma l’idea di fondo: che i contenuti che i più giovani già consumano, spesso da soli e senza strumenti critici, possano diventare materiale utile se rielaborati con la guida di un adulto competente, invece di essere lasciati fuori dalla scuola e far finta che certi problemi non esistano. Almeno fino al prossimo femminicidio.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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