MASSA – Svolta cruciale nelle indagini sul brutale omicidio di Giacomo Bongiorni, il quarantasettenne viareggino ucciso in piazza Felice Palma a Massa. La procura per i minorenni di Genova ha rotto il silenzio confermando che sono tre i giovanissimi attualmente iscritti nel registro degli indagati per omicidio aggravato e rissa: le accuse a loro carico sono pesantissime. Mentre la città attende risposte, l’attività investigativa del Nucleo investigativo dei carabinieri prosegue senza sosta per definire le singole responsabilità all’interno del branco, con l’inchiesta che si è allargata fino a contare complessivamente cinque indagati, tra cui due maggiorenni.
Proprio nel pomeriggio di oggi (14 aprile) è stato compiuto il primo, fondamentale passo tecnico: il conferimento dell’incarico medico-legale. Alla presenza dei legali degli indagati, la procuratrice Tiziana Paolillo ha affidato l’autopsia al professor Francesco Ventura dell’università di Genova. Saranno i risultati di questo esame a stabilire con esattezza scientifica quali siano state le cause del decesso di Bongiorni e quali colpi, tra quelli inferti nel pestaggio, siano risultati fatali. “Non è stato un solo colpo a provocare il decesso, ma una pluralità di azioni violente”, ha precisato il procuratore di Massa, Piero Capizzoto. Il perito avrà trenta giorni di tempo per depositare la relazione finale, un documento che peserà come un macigno sul prosieguo del processo.
Determinante per la svolta investigativa è stato il sistema di videosorveglianza della zona. Le immagini, seppur prive di audio, mostrerebbero una sequenza di violenza improvvisa e letale: Bongiorni sarebbe stato colpito prima da un pugno sferrato da un 17enne, peralto pugile (attualmente fermato a Genova), cadendo a terra, per poi essere investito da una pioggia di colpi mentre era già privo di difesa. Un’aggressione scaturita dal nulla, dopo che la vittima e il cognato — tuttora ricoverato — avevano richiamato il gruppo di giovani che lanciava bottiglie contro una vetrina. Secondo gli inquirenti, i due gruppi non si conoscevano affatto. Straziante il racconto della compagna Sara Tognocchi, che avrebbe dovuto sposare Giacomo a luglio: “Hanno continuato a picchiarlo anche quando era a terra, non si sono fermati finché non hanno capito cosa avevano fatto”. Il figlio di 11 anni, presente alla scena, è stato allontanato dai soccorritori per proteggerlo da quell’orrore.
L’attenzione degli inquirenti è ora rivolta alla giornata di giovedì (16 aprile) quando al Tribunale per i minorenni di Genova si terrà l’udienza di convalida del fermo per il giovane già ristretto in custodia cautelare. L’udienza si svolgerà a porte chiuse, lontano dai riflettori, come imposto dalla delicatezza del caso. La procura ha colto l’occasione per richiamare fermamente gli organi di stampa al rispetto della Carta di Treviso, sottolineando il diritto dei minori coinvolti — siano essi presunti autori o vittime indirette — a non subire una sovraesposizione mediatica che potrebbe compromettere il loro futuro.
Resta dunque un clima di attesa e di estremo riserbo. Le indagini tecniche e le audizioni proseguiranno per tutta la settimana nel tentativo di cristallizzare una dinamica ormai chiara nelle linee generali ma ancora da completare nei dettagli decisivi. Per Massa e per la famiglia Bongiorni, la strada verso la verità passa ora attraverso i laboratori di medicina legale e le aule protette del tribunale ligure. Intanto stasera, la città si fermerà per una fiaccolata silenziosa in memoria di Giacomo, promossa dal Comune e dalla Diocesi, per dire no a una violenza tanto assurda quanto inaccettabile.
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