FIRENZE – Da Firenze alla costa, passando per i borghi dell’entroterra, il trillo dello smartphone scandisce ormai in modo incessante le nostre giornate. Un flusso continuo di avvisi sonori e visivi che, lungi dall’essere solo un aiuto organizzativo, si sta trasformando in una vera e propria fonte di esaurimento. A fotografare questo fenomeno è una recente indagine condotta da Unobravo, piattaforma specializzata in servizi di psicologia online, che ha analizzato l’impatto della cosiddetta ‘notification fatigue’ sulla vita quotidiana.
L’esperimento si è basato sull’osservazione dei dati reali tratti dalla funzione ‘Screen Time’ degli iPhone di un campione di 50 utenti, monitorati per quattro settimane. I risultati delineano un quadro di iperconnessione: in media, si ricevono 126 notifiche al giorno, l’equivalente di una ogni 11 minuti. Non sorprende, dunque, che l’80% dei partecipanti abbia dichiarato di sentirsi letteralmente sopraffatto da questa valanga digitale.
Il divario generazionale e il peso dei messaggi non letti
L’esposizione agli avvisi del cellulare varia in modo netto a seconda dell’età. I più bersagliati sono i giovani della Gen Z, che arrivano a toccare quota 140 notifiche quotidiane (una ogni 10 minuti). Seguono i Millennials con 124 alert al giorno. Più distaccate le generazioni adulte, seppur non immuni: la Gen X si attesta su 59 avvisi giornalieri, mentre i Baby Boomers chiudono con circa 22 notifiche (una ogni 65 minuti).
A generare ansia non è solo ciò che si legge, ma anche ciò che viene ignorato. L’indagine rivela che gli utenti accumulano in media oltre 5.400 notifiche non lette. Un bacino di compiti in sospeso che, per i ragazzi della Gen Z, supera addirittura le 8.200 unità, agendo come un promemoria visivo costante di attività da sbrigare e impedendo un reale rilassamento.
Le app che generano più stress
A guidare la classifica delle applicazioni più “invadenti” ci sono quelle dedicate alla messaggistica. Al primo posto svetta WhatsApp, seguita da Instagram, dai classici Messages (Sms) e da Gmail. Se le prime alimentano la ‘FOMO’ (l’ansia di essere esclusi o di perdersi eventi importanti) e impongono l’aspettativa di una risposta immediata, i social media generano interruzioni frammentate. Le email lavorative, invece, contribuiscono ad abbattere in modo definitivo il confine tra il tempo libero e la vita professionale.
Il parere dell’esperta e le contromisure
Le ripercussioni di questo ritmo frenetico sulla salute mentale sono tangibili. Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo, spiega le dinamiche psicologiche del fenomeno: “La notification fatigue è descritta in letteratura come una forma di affaticamento mentale sempre più diffusa, osservata in associazione a un’elevata esposizione a notifiche e interruzioni digitali. Dal punto di vista cognitivo, le notifiche sono state correlate al cognitive switching cost (o switching penalty), ovvero al dispendio di risorse mentali che si osserva nel passaggio veloce da un compito all’altro. Questo fenomeno è stato associato a variazioni nei livelli di concentrazione ed efficienza. Nel complesso, l’esposizione frequente a notifiche e interruzioni digitali viene descritta come parte di un contesto caratterizzato da richieste attentive multiple e frammentate, all’interno del quale possono emergere differenti modalità di gestione dell’attenzione da parte delle persone.”
Un sovraccarico che, a lungo andare, altera persino lo stato fisico: “Nel tempo, un’elevata esposizione a notifiche può essere associata, in alcune persone, alla percezione di una condizione simile a un’emergenza permanente. Alcuni contributi in letteratura suggeriscono che le notifiche possano essere elaborate come stimoli salienti, con livelli di urgenza percepita variabili. Queste condizioni sono state messe in relazione con stati di attivazione dell’organismo e con variazioni nei livelli di cortisolo. Essere in stato di allerta continuo può rendere più difficile non solo concentrarsi, ma anche rilassarsi, poiché la mente fatica a disattivarsi anche nei momenti di pausa. Per questo motivo, è importante adottare strategie che permettano di gestire le notifiche in modo più consapevole, anche alla luce del ruolo multifunzionale dei social media, che rappresentano strumenti non solo di comunicazione, ma anche di aggregazione sociale, accesso a contenuti informativi e di intrattenimento”.
Per arginare lo stress e riprendere il controllo del proprio tempo, gli esperti suggeriscono alcune semplici regole di igiene digitale: disattivare le allerte per le applicazioni non essenziali, stabilire momenti specifici e limitati della giornata in cui controllare il display, utilizzare la funzione ‘Non disturbare’ nelle ore notturne o di massima concentrazione lavorativa e, infine, separare fisicamente e mentalmente le app dedicate al lavoro da quelle per lo svago personale.
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