Il Treno della Memoria fa tappa a Birkenau: i giovani toscani in marcia con le sorelle Bucci

FIRENZE – Un lungo e silenzioso cammino dal sito dei forni crematori fino al memoriale delle vittime. Ieri (24 marzo), una vasta delegazione di studenti e studentesse provenienti dalla Toscana ha attraversato il campo di sterminio di Birkenau, portando un messaggio di pace e di fermo contrasto al fascismo. L’iniziativa rappresenta il momento culminante del viaggio del Treno della Memoria 2026, partito lunedì scorso dalla stazione di Firenze Santa Maria Novella.

Il corteo e la cerimonia

A guidare la marcia c’era il gonfalone regionale, seguito dalle rappresentanze delle associazioni antifasciste e delle comunità deportate, affiancate da due testimoni d’eccezione: le sorelle Andra e Tatiana Bucci, sopravvissute da bambine agli orrori del lager.

Il momento più solenne si è consumato davanti al monumento internazionale, caratterizzato da 23 lapidi scolpite in altrettante lingue per ricordare tutte le nazionalità di coloro che vi persero la vita. Qui, l’assessora regionale all’istruzione e alla cultura della Memoria, Alessandra Nardini, ha deposto una corona d’alloro. Durante il suo intervento, l’esponente della giunta ha sottolineato la grande responsabilità di rappresentare un territorio che non tollera revisionismi storici e contrasta ogni forma di discriminazione e razzismo. Richiamando un celebre concetto della senatrice Liliana Segre, l’assessora ha esortato i giovani a farsi “sentinelle di Memoria” e costruttori di pace, un ruolo oggi più che mai vitale vista l’attuale situazione geopolitica.

La commemorazione si è poi arricchita di due intensi momenti di raccoglimento: Fiorello Miguel Lebbiati, a nome della comunità rom, ha intonato il Padre Nostro in lingua romanì, mentre Sergio Angarano, presidente del Parlamento degli studenti toscani, ha dato voce a una preghiera sulla pace scritta da padre Maria Turoldo. Ai ragazzi è giunto anche il saluto di Ugo Caffaz, consigliere regionale per le politiche della Memoria e figura storica del progetto.

L’impatto emotivo più dirompente è arrivato dalle sorelle Bucci, che in mattinata avevano guidato i ragazzi nei luoghi esatti della loro prigionia, facendoli sostare davanti alla baracca dei bambini dove esse stesse furono segregate e sottoposte agli esperimenti del dottor Josef Mengele.

Il loro discorso finale ha tracciato un doloroso parallelismo tra i traumi del passato e i conflitti del presente. Tatiana, giunta nel lager ad appena sei anni, ha espresso una profonda angoscia per le piccole vittime delle guerre contemporanee. L’uccisione dei bambini, ha ricordato, equivale all’assassinio del futuro stesso; da qui il suo pressante appello alla pace e all’accettazione del diverso.

Sulla stessa linea Andra, che ha idealmente abbracciato i giovani toscani definendoli ‘nipoti’. Ha confidato come il perpetuarsi delle guerre e la diffusa indifferenza globale le facciano talvolta temere che la fatica di testimoniare, iniziata tra il 2004 e il 2005, sia risultata vana. Tuttavia, ha concluso, è proprio l’instancabile curiosità delle nuove generazioni a spingerla a tornare in quei luoghi e a continuare a parlare, affinché il mondo impari a non ripetere gli stessi tragici errori.

REDAZIONE

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