Longevità, che cos’è la “capacità intrinseca” e come si misura

Mens sana in corpore sano e anche qualcosa in più. Potremmo riassumere così il concetto di “capacità intrinseca”, l’ultimo – e forse definitivo – parametro, con il quale misurare la longevità. A parlarne è John Beard della Columbia University, il quale al New York Times ha spiegato che anche se “il termine non è propriamente accattivante”, sarà sempre più usato in ricerche e analisi scientifiche per capire come misurare e curare l’invecchiamento. E dalla Francia, fino allo Stato del New Mexico negli Stati Uniti, sono già in corso studi pilota per renderlo un parametro biomedico a tutti gli effetti.

Che cos’è la “capacità intrinseca”?

Immaginiamo il nostro corpo come una macchina. Fino ad oggi la medicina si è concentrata quasi solo sui “guasti”, ovvero sul diagnosticare e curare le singole malattie quando ormai si sono presentate, come il diabete, l’ipertensione o la depressione. La capacità intrinseca ribalta completamente la prospettiva. Invece di contare solo le malattie, misura quanta “energia e risorse complessive” ci rimangono all’interno. Per farlo, gli studiosi si sono concentrati su cinque pilastri della longevità:

  1. La mente (cognizione):quanto è lucida la nostra memoria e attenzione.
  2. Il corpo (locomozione): a che punto è la forza fisica, l’equilibrio e la velocità di reazione.
  3. I sensi: come e quanto funzionano vista e udito, per esempio.
  4. Il benessere psicologico
  5. La vitalità

La cosa interessante è che molti dei test per misurare queste aree sono semplicissimi e già usati dai medici (pensate alla misurazione della forza della presa della mano o a quanto camminiamo veloci). Ma la vera magia non sta nel fare il test una volta sola, bensì nel misurarlo più volte a distanza di tempo. Questo permette di vedere la traiettoria del proprio invecchiamento e di accorgersi di piccolissimi cali di forza o memoria prima ancora che si trasformino in una disabilità, permettendo di intervenire subito su fattori modificabili come l’alimentazione, lo sport o il sonno.

La svolta per i farmaci della longevità

Attualmente la ricerca sulla longevità ha un problema gigantesco: la burocrazia. Se uno scienziato scopre una molecola promettente che potrebbe allungare la vita umana, come fa a dimostrarlo agli enti regolatore per metterla in commercio?

Dovrebbe fare uno studio clinico che dura 30 o 40 anni, aspettando di vedere quando e come muoiono i partecipanti, il che è incredibilmente costoso e impraticabile. Inoltre, enti come la Food and Drug Administration, l’equivalente americana della nostra Agenzia italiana del Farmaco, non riconosce legalmente “l’invecchiamento” come una malattia da curare. È qui che la capacità intrinseca cambia le regole del gioco.

Un programma governativo statunitense, l’ARPA-H, sta sviluppando la “capacità intrinseca” come un punteggio clinico pratico per misurare l’invecchiamento fisico e mentale e contribuire ad accelerare l’approvazione da parte della Fda per le terapie di longevità. Se riuscirà a dimostrare scientificamente che la capacità intrinseca riflette in modo impeccabile la durata della nostra vita, questa metrica diventerà un indicatore approvato. Le case farmaceutiche non dovranno più aspettare decenni per testare un farmaco antietà e basterà dimostrare che quel farmaco migliora la “capacità intrinseca” dei pazienti in pochi mesi per ottenere il via libera alla vendita.

I ricercatori stanno già studiando se interventi sullo stile di vita o molecole già note – come i popolarissimi farmaci Glp-1 (usati per il diabete e la perdita di peso, che sembrano agire direttamente anche riducendo l’infiammazione sistemica) – possano migliorare attivamente questo punteggio complessivo. La strada regolatoria è già tracciata: nel 2015 l’Organizzazione mondiale della Sanità ha definito formalmente il concetto di capacità intrinseca all’interno della sua iniziativa per l’invecchiamento sano. L’inserimento ufficiale del “declino della capacità intrinseca associato all’invecchiamento” nella Classificazione Internazionale delle Malattie (nello specifico, l’Icd-11) è avvenuto nel 2022.

Gli esperimenti in corso nel mondo reale

Non stiamo parlando di fantascienza del futuro, ma di progetti attivi ora. In Francia, un programma di screening permette alle persone anziane di compilare periodicamente un semplice questionario sulla loro capacità intrinseca. Se l’app o il medico notano che il punteggio scende anche di poco, il paziente viene immediatamente inviato a uno specialista geriatrico per esami e trattamenti mirati prima che sia troppo tardi. In New Mexico (Usa), è iniziato il primo studio gemello per replicare questo modello oltreoceano.

La domanda è: “Allungherà davvero la vita?”. “Ci aspettiamo che sia così, ma onestamente non abbiamo ancora i dati definitivi”, frena con pragmatismo scientifico David Furman del Buck Institute for Research on Aging al New York Times. Ma come ha concluso Andrew Brack, a capo del rivoluzionario programma ARPA-H: “Non sappiamo se funzionerà, ma siamo scienziati e dobbiamo fare l’esperimento”.

Una cosa è certa: la prossima volta che farete una visita di controllo, non stupitevi se il medico vi chiederà di stringergli la mano con forza o di fare una camminata veloce nei corridoi della clinica. Starà misurando il vostro passaporto per un invecchiamento sano.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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