Geostoria fuori, Ai dentro: ecco le nuove Indicazioni per i Licei

Le nuove Indicazioni nazionali per i licei mettono mano ai programmi e all’impianto del secondo ciclo con un intervento che incide direttamente su materie, metodo e obiettivi. Il testo diffuso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito apre ora una fase di consultazione con il mondo della scuola e delinea un quadro preciso di revisione: cosa potrebbe cambiare nei licei, con quali strumenti e con quale funzione dentro un sistema educativo che resta fortemente centrato su questo percorso.

Il primo effetto visibile è nel biennio: la geostoria esce di scena e al suo posto tornano due insegnamenti distinti, storia e geografia, ciascuno con un profilo proprio. Ma il cuore del testo non è soltanto nella riscrittura di alcune etichette disciplinari. Il punto decisivo è l’idea di liceo che emerge dalle nuove Indicazioni: un percorso che ribadisce la centralità della lingua italiana, della lettura, dello studio rigoroso, della capacità argomentativa e del rapporto tra saperi e realtà contemporanea, dentro una revisione che il Ministero presenta come frutto del lavoro di una commissione tecnica già alimentata da audizioni e contributi raccolti nel 2024 e ora sottoposta a una consultazione più ampia, estesa per la prima volta anche ai rappresentanti delle Consulte studentesche. Il Ministro adotterà ufficialmente il testo solo al termine del percorso di ascolto della comunità scolastica.

Il peso della revisione si misura anche nei numeri del sistema. Per l’anno scolastico 2026/2027 i licei raccolgono il 55,4% delle iscrizioni al secondo ciclo, restando il canale largamente prevalente rispetto a tecnici e professionali. Intervenire qui significa dunque intervenire sul baricentro della scuola secondaria italiana, cioè sul luogo in cui si forma una larga quota di studenti destinati poi all’università, all’alta formazione artistica e musicale, ai percorsi terziari e, sempre più spesso, a un ingresso nel lavoro che chiede strumenti culturali meno settoriali e più trasversali.

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Materie, metodo, funzione: il cuore della revisione

La correzione più evidente riguarda l’architettura del curricolo comune. La separazione tra storia e geografia nel primo biennio non è una modifica marginale, perché rimette in asse due campi di studio che nelle nuove Indicazioni vengono trattati come portatori di metodi diversi e non sovrapponibili. La storia amplia il suo arco fino ai nuovi equilibri geopolitici contemporanei e torna a collocare l’Italia e l’Occidente come riferimento primario per la comprensione di istituzioni, diritti, statualità e sviluppo scientifico; la geografia recupera invece una propria autonomia nella lettura dei territori, delle risorse, delle crisi ambientali, dei fenomeni demografici, delle migrazioni e delle interdipendenze tra scale locali e globali. In questo punto il testo ministeriale non si limita a redistribuire ore e denominazioni: prova a ripristinare un ordine di studio in cui il tempo storico e lo spazio geografico tornano a essere oggetti distinti, pur destinati a dialogare.

Su questa base si innesta un’altra scelta: per ogni disciplina compare una sezione intitolata “Perché studiare questa disciplina”: non basta più elencare contenuti o obiettivi specifici; ogni insegnamento è chiamato a esplicitare la propria funzione formativa, cioè il nesso tra sapere disciplinare, costruzione della persona e comprensione del presente. In questa chiave la lingua italiana è definita un bene culturale essenziale e uno strumento di accesso alla conoscenza; la letteratura viene ricondotta alla pratica della lettura diretta dei testi e alla loro capacità di mettere in rapporto l’esperienza degli studenti con quella custodita dai classici; la filosofia rafforza la propria vocazione argomentativa, chiedendo non soltanto conoscenza di autori e correnti ma capacità di costruire tesi, riconoscere problemi, usare il lessico concettuale con precisione. Il risultato è un curricolo che insiste meno sulla giustapposizione di contenuti e più sulla loro intelligibilità.

Questa impostazione si salda con una premessa culturale molto riconoscibile: il liceo viene descritto come scuola dell’adolescenza, dello studio e della formazione della soggettività, fondata sul rapporto con testi, opere, linguaggi e saperi che non devono essere ridotti a consumo rapido o a puro addestramento. Da qui l’insistenza sulla lettura integrale, sulla scrittura sorvegliata, sull’uso consapevole del lessico, sulla distinzione tra fatti e opinioni, sulla produzione di testi coerenti e argomentati. È una linea che attraversa le discipline umanistiche ma non resta confinata lì: anche il curricolo generale è pensato come strumento per organizzare conoscenze, abilità e competenze in modo progressivo, dal biennio comune fino al quinto anno, dentro una progettazione collegiale affidata a collegio docenti, dipartimenti e consigli di classe. Il lessico del documento insiste spesso su orientamento, merito, metodo di studio, responsabilità, competenze di cittadinanza e costruzione di un rapporto maturo con la lingua, che viene presentata come condizione di ogni apprendimento avanzato.

Dentro la stessa cornice trova posto anche un’area che il Ministero rende esplicita con molta insistenza: l’educazione alle relazioni, al rispetto e all’empatia. Il riferimento è una componente strutturale del percorso liceale, in continuità con il primo ciclo. Il testo richiama il contrasto alla violenza e alle discriminazioni, l’educazione all’ascolto dei bisogni emotivi, i temi della salute sessuale e della prevenzione, la pari opportunità, la tutela della dignità personale e l’inclusione degli studenti con disabilità, disturbi specifici dell’apprendimento o svantaggi linguistici e sociali. Inserita accanto alla centralità dello studio e del merito, questa parte segnala che la revisione non punta soltanto a ridefinire cosa entra nei programmi, ma anche quale ambiente culturale e relazionale la scuola superiore è chiamata a costruire.

Il ruolo della tecnologia nei nuovi programmi

Il secondo blocco di novità riguarda l’area scientifica e, più in generale, il modo in cui le nuove Indicazioni trattano la tecnologia. Il caso più emblematico è la matematica. Qui il documento prova a spostare l’asse dalla tecnica come fine alla tecnica come strumento, insistendo sulla comprensione di concetti, modelli, relazioni, rappresentazioni e procedure di analisi dei dati. Restano algebra, funzioni, geometria, probabilità, statistica, calcolo differenziale e integrale, ma il quadro è costruito per far emergere la matematica come linguaggio che interpreta la realtà, sostiene il ragionamento e permette di leggere sistemi naturali, fenomeni sociali, processi economici e applicazioni tecnologiche. Nel quinto anno, inoltre, viene previsto uno spazio di approfondimento che può collegare matematica, storia delle idee, scienze, tecnologia e interessi personali degli studenti, aprendo un margine di lavoro che nei licei tradizionalmente è rimasto poco strutturato.

In questo stesso contesto il testo riconosce l’errore come parte del processo di apprendimento. Il passaggio agisce su un punto sensibile della cultura liceale: l’errore non viene trattato soltanto come esito da correggere, ma come passaggio interno alla costruzione del ragionamento, alla verifica delle ipotesi, alla revisione delle strategie. È una formulazione che tocca sia la didattica sia la valutazione, dove il documento insiste sulla necessità di osservare il processo, di rendere trasparenti criteri e obiettivi, di usare feedback analitici e orientativi, di collegare la certificazione delle competenze e l’e-portfolio a una lettura più articolata del percorso dello studente. Anche qui la revisione non cancella l’impianto valutativo esistente, ma ne sposta il baricentro verso la leggibilità del cammino svolto e non soltanto del prodotto finale.

Il capitolo sull’intelligenza artificiale è quello che più esplicitamente colloca le nuove Indicazioni dentro il contesto normativo europeo. Il documento richiama l’AI Act dell’Unione europea, entrato in vigore il 1° agosto 2024 e destinato ad applicarsi progressivamente, con la piena applicabilità generale prevista dal 2 agosto 2026. In ambito liceale l’Ai non viene presentata come semplice repertorio di strumenti da usare, ma come oggetto di alfabetizzazione critica: occorre comprenderne il funzionamento di base, valutarne opportunità e limiti, riconoscere la necessità di verificare i contenuti generati, proteggere dati, reputazione e autonomia di giudizio. La scuola, in questa lettura, non deve insegnare soltanto a servirsi di sistemi algoritmici, ma a non delegare a quei sistemi il controllo sul linguaggio, sulla verità delle informazioni e sui processi decisionali.

L’intelligenza artificiale attraversa così più discipline. Nella lingua italiana entra come termine di confronto con la scrittura umana, sul piano dello stile, dell’affidabilità e dell’argomentazione; nella storia come supporto possibile a scenari, simulazioni e analisi di fonti, sempre sotto verifica docente; nella geografia come terreno su cui imparare a decostruire rappresentazioni digitali del territorio; nella matematica e nell’informatica come occasione per comprendere algoritmi, probabilità, modelli, reti neurali, rappresentazione dei dati. Questa diffusione, però, non significa omogeneità. La bozza delle nuove Indicazioni attribuisce all’Ai una doppia funzione: da una parte contenuto da conoscere, dall’altra tecnologia da governare senza confondere produzione automatica e sapere validato.

Anche l’orientamento e la formazione scuola-lavoro rientrano in questa ridefinizione. Il testo richiama il quadro già fissato dal DM 328/2022 per l’orientamento e ricolloca gli ex PCTO nella formula “formazione scuola-lavoro”, insistendo sulla loro funzione formativa e non addestrativa. Nei licei la connessione con università, ITS Academy, AFAM, IFTS, imprese, terzo settore e territori viene presentata come proiezione educativa dei saperi liceali. L’idea è rendere più evidente il passaggio tra studio, scelta e progetto di vita, senza spostare il liceo su un terreno tecnico-professionalizzante. Anche da questo punto di vista il documento tenta un equilibrio: salvaguardare il profilo culturale dei licei e, insieme, costringerlo a misurarsi con il mondo fuori dall’aula.

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Dal classico al Made in Italy: cosa cambia nei singoli percorsi

La struttura comune non cancella le differenze tra gli indirizzi; semmai le rende più leggibili. Nel liceo classico la revisione insiste sul nesso tra lingua italiana, letteratura, latino, greco, storia e filosofia, con un impianto che rafforza la lettura dei testi e la continuità tra civiltà antiche e cultura europea. La traduzione torna a essere presentata come esercizio di interpretazione e problem solving, mentre la Commedia e i grandi classici della tradizione italiana vengono collocati in un percorso che chiede letture meno frammentarie e più consapevoli del contesto storico-letterario. Il liceo classico, in questa versione, accentua il profilo filologico e culturale più che quello enciclopedico.

Nel liceo scientifico e nello scientifico opzione scienze applicate la differenza si gioca soprattutto sul rapporto tra formalizzazione teorica, laboratorio e informatica. Lo scientifico conserva il disegno di equilibrio tra matematica, fisica, scienze, filosofia e letteratura; l’opzione scienze applicate rafforza invece informatica, modellizzazione, analisi dei dati e uso critico delle tecnologie, con una presenza più marcata di laboratorio e di connessioni con biologia, chimica e scienze della Terra. Il liceo scientifico sportivo costituisce una variante ulteriore: il nucleo scientifico resta, ma viene piegato verso fisiologia, biomeccanica, metodologia dell’allenamento, cultura sportiva, organizzazione delle pratiche agonistiche e analisi delle prestazioni, anche con strumenti digitali. In tutti e tre i casi la matematica si conferma asse ordinatore, ma cambia il tipo di applicazioni privilegiate.

Il liceo linguistico accentua la dimensione plurilingue e interculturale. Qui le nuove Indicazioni insistono sulla costruzione di un repertorio linguistico avanzato, sulla media literacy, sull’uso di materiali autentici, sulla conoscenza delle comunità linguistiche e delle trasformazioni geopolitiche e culturali dei paesi di riferimento. L’obiettivo non è soltanto portare gli studenti a livelli B1 o B2, ma farne lettori e interlocutori capaci di muoversi tra testi, media, fenomeni migratori, minoranze linguistiche, scambi culturali e progetti internazionali. Nel quadro comune, questo indirizzo è quello in cui il nesso tra lingua, cultura e globalizzazione viene reso più esplicito.

Il liceo delle scienze umane e la sua opzione economico-sociale marcano invece il versante delle scienze dell’uomo e della cittadinanza. Nel primo si rafforza la filiera pedagogia-psicologia-sociologia-antropologia, con attenzione a identità, socializzazione, educazione, disuguaglianze, metodologia della ricerca e impatto dei sistemi digitali sui comportamenti e sulle relazioni. Nell’opzione economico-sociale entrano con più forza diritto, economia politica, istituzioni, mercati, sviluppo sostenibile, cittadinanza europea e dinamiche della globalizzazione. In entrambi i casi il profilo che emerge è meno genericamente “umanistico” e più chiaramente rivolto alla comprensione dei processi sociali, normativi e culturali che attraversano la contemporaneità.

Nel liceo artistico la revisione rende più evidente il rapporto tra base comune e articolazione specialistica. Arti figurative, architettura e ambiente, design, grafica, audiovisivo e multimediale, scenografia condividono una cornice in cui storia dell’arte, lingua italiana, discipline geometriche e scientifiche dialogano con laboratori, progetto, tecniche manuali e strumenti digitali. Cambia però il punto di applicazione. Arti figurative insiste su pittura, scultura, anatomia artistica, rapporto tra materia e forma; architettura e ambiente su spazio costruito, sostenibilità, rilievo, modellazione e cultura del progetto; design su metodo progettuale, prototipazione, materiali e filiere produttive; grafica e audiovisivo su comunicazione visiva, media, montaggio, sistemi di rappresentazione e piattaforme; scenografia su spazio performativo, relazione con teatro, cinema e allestimento. L’elemento comune è la centralità del laboratorio come luogo in cui il sapere teorico diventa forma, immagine, oggetto, ambiente.

Nel liceo musicale e coreutico, infine, la specializzazione è ancora più marcata. La sezione musicale intreccia storia della musica, teoria, analisi, tecnologie musicali, ascolto guidato e pratica strumentale, con una progressione che va dalla notazione e dai repertori antichi fino alla musica del Novecento, alle elettroniche, ai media sonori e all’uso di software, Daw e sistemi di produzione. La sezione coreutica lavora invece su tecnica classica e contemporanea, anatomia, repertori, storia della danza, musicalità, composizione del movimento e consapevolezza scenica. In entrambi i casi la revisione prova a tenere insieme formazione culturale generale e alta specificità performativa, facendo del liceo non un semplice anticipo di conservatorio o accademia, ma un percorso che chiede agli studenti anche strumenti storici, critici e linguistici per leggere ciò che eseguono.

A questo quadro si aggiunge il liceo del Made in Italy, che resta l’indirizzo più esplicitamente orientato all’intreccio tra cultura liceale, sistema produttivo e identità economica nazionale. Le nuove Indicazioni lo descrivono come un percorso in cui italiano, lingue straniere, storia, geografia, diritto, economia, matematica e scienze si combinano con l’analisi delle filiere, dei distretti, della proprietà intellettuale, del marketing, dell’internazionalizzazione, della sostenibilità e del rapporto tra tradizione produttiva e innovazione. Più che un liceo “aziendale”, l’impianto tenta di costruire una formazione generale capace di leggere i modi in cui il Made in Italy si organizza, si racconta, si difende e compete nei mercati globali, anche attraverso piattaforme digitali, logistica, dati e strumenti di intelligenza artificiale. In questa prospettiva il nuovo indirizzo diventa anche il punto in cui la revisione liceale prova a misurarsi più direttamente con impresa, diritto e proiezione internazionale, senza rinunciare al lessico del secondo ciclo liceale.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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