“Identità e fede islamica” a scuola: polemiche per il progetto al Fermi di Modena

Sabato 18 aprile, le classi seconde dell’Itis Fermi di Modena hanno incontrato Hicham Houchim, referente della comunità islamica di Sassuolo e rappresentante dell’Ucoii (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia), nell’ambito del progetto “Identità e fede islamica” a scuola.

L’iniziativa, inserita nel piano formativo triennale dell’istituto, ha attirato forti critiche da parte dei social e della politica: Lega, Fratelli d’Italia e Gioventù Nazionale hanno denunciato l’intenzione di diffondere “propaganda islamica” e la capogruppo Fdi in Regione Emilia-Romagna, Marta Evangelisti, ha presentato un’interrogazione regionale per chiedere spiegazioni sul progetto.

Il dirigente scolastico Gennaro Scotto di Ciccariello, ripreso dal Resto del Carlino, ha risposto senza esitazione: “È un progetto culturale, non religioso, che va avanti ormai da diversi anni”. Alcuni studenti, il giorno stesso dell’incontro, gli hanno chiesto come potessero fare qualcosa per arginare le polemiche e “i genitori non hanno presentato rimostranze”, ha aggiunto il preside.

Cosa prevede il progetto 

Il progetto “Identità e fede islamica” è rivolto alle classi seconde dell’Istituto tecnico industriale Fermi di Modena.

La giornata del 18 aprile ha previsto due sessioni da due ore ciascuna: la prima, dalle 8 alle 10, nell’aula magna della sede di strada Formigina, per tre classi; la seconda, dalle 11 alle 13, nell’aula magna di via Luosi, per le restanti classi seconde. Nonostante il relatore di quest’anno sia stato Hicham Houchim, il percorso, fa sapere ancora il preside Scotto di Ciccariello, “Non riguarda solo l’Islam ma anche [le fedi] Sikh, ebraica, buddhista”.

Sui social diversi cittadini avevano invitato i genitori degli studenti a boicottare l’incontro, invitando il dirigente scolastico ad andarsene “insieme ai tuoi amici beduini”.

Scotto di Ciccariello ricorda che “gli incontri sono mediati dagli insegnanti di religione cattolica che già prevedono nei loro programmi lo studio di altre religioni: non si tratta di lasciare il microfono al rappresentante religioso con le classi che assistono passivamente. C’è un approccio critico che riguarda la storia delle religioni e prevede momenti di interazione tra relatore, insegnanti e studenti”.

Le parole del presidente mettono la vicenda nell’ambito della cultura e della integrazione tra studenti, piuttosto che della fede.

L’iter di approvazione

La circolare che comunicava l’iniziativa è stata protocollata il 15 aprile 2026, tre giorni prima dell’incontro, ma il progetto esiste da molto prima.

Secondo le dichiarazioni del dirigente riportate da Trc Modena, si tratta di “iniziative previste dalle linee guida del ministero sull’insegnamento della religione cattolica” e il progetto “è stato approvato dal Consiglio d’Istituto e va avanti da diversi anni”.

L’iter seguito è quello di qualsiasi progetto dell’offerta formativa scolastica: il Collegio dei docenti lo propone, il Consiglio d’istituto (dove siedono rappresentanti di tutte le componenti, compresi genitori e studenti) lo approva e infine i singoli Consigli di classe decidono se aderire. La Uil Scuola Modena, intervenuta dopo lo scoppio delle polemiche, ha confermato questa lettura: “Sulle scelte didattiche e sull’offerta formativa decidono gli organi collegiali della scuola, non la politica”, rispolverando il dibattuto tema dell’autonomia scolastica.

L’adesione al progetto

Sul piano didattico, Scotto di Ciccariello ha precisato che “C’è un approccio critico che riguarda la storia delle religioni e prevede momenti di interazione tra relatore, insegnanti e studenti”. Il dirigente non ha risposto agli insulti arrivati sui social, tra cui inviti a licenziarlo “in tronco”, limitandosi a registrare che la lezione si era svolta regolarmente e che “il numero di assenze è fisiologico per un sabato”.

Le polemiche e l’interrogazione in Regione 

L’incontro “Identità e fede islamica” è stato definito “una follia” dalla Lega Modena e “inaccettabile” da Gioventù Nazionale. Marta Evangelisti, capogruppo Fdi in Regione Emilia-Romagna, ha chiesto alla Regione di “verificare le modalità di svolgimento del progetto” e ha richiamato il principio di laicità dello Stato, facendo un confronto con il caso della Madonna di San Luca esclusa da una scuola bolognese.

A difesa dell’iniziativa si sono schierati Cgil (“polemiche infondate che mettono a rischio l’autonomia scolastica”), Uil Scuola Modena e, con argomentazioni distinte, anche Stefano Prandini, che in un’intervista alla Gazzetta di Reggio ha dichiarato: “Nessuno vuole promuovere una religione piuttosto che un’altra, ma semplicemente aderiamo a un progetto culturale e religioso che mira a promuovere un approfondimento di conoscenza sulle tre religioni più diffuse sul nostro territorio: quella cattolica, quella buddista e quella musulmana”. Il direttore interdiocesano dei servizi Migrantes, Ecumenismo e Dialogo interreligioso ha poi lanciato un appello strettamente legato alla demografia del nostro Paese: “Basta credere che l’Islam sia la religione solo degli stranieri: sono migliaia i cittadini italiani musulmani”.

Integrazione culturale a scuola: cosa dice la legge

Il progetto del Fermi si innesta su un quadro normativo consolidato. Come sottolineato del preside, l’insegnamento della religione cattolica (Irc) nelle scuole statali prevede, già dai programmi ministeriali, lo studio comparato delle principali tradizioni religiose mondiali, non come proselitismo, ma come conoscenza culturale. Le linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica (Decreto ministeriale 35/2020) prevedono un curricolo trasversale alle discipline, in cui può confluire anche l’Irc.

Sul fronte dell’integrazione scolastica, la Circolare ministeriale n. 2 dell’8 gennaio 2010 fornisce “indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana”.  In ambito locale, l’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna ha aggiornato le proprie indicazioni operative per l’anno scolastico 2025/2026, confermando questi strumenti come riferimento per le istituzioni scolastiche della regione.

Il nodo che le polemiche non sciolgono è quello della distinzione tra presentazione culturale di una religione e promozione religiosa: il primo è previsto e incoraggiato dalla normativa vigente; il secondo sarebbe incompatibile con la laicità della scuola pubblica.

In una regione dove quasi un alunno su cinque ha cittadinanza non italiana, e dove negli ultimi quattro anni scolastici la presenza di studenti stranieri è cresciuta di 8mila unità, i percorsi di approfondimento culturale sono indicati come preziosi strumenti di coesione scolastica e sociale, nonché modi per ridurre l’emarginazione e la pericolosità sociale degli individui.

Gli studenti con background migratorio in Emilia-Romagna 

I numeri aiutano a capire il contesto. Secondo il 31° Rapporto sulle migrazioni 2025 della Fondazione Ismu, gli alunni con cittadinanza non italiana iscritti nelle scuole italiane sono circa 930mila, pari all’11,6%: triplicata rispetto al 3,5% di due decenni fa. L’ultimo rapporto Istat conferma che mentre gli italiani fanno sempre meno figli, l’immigrazione sta tenendo a galla la demografia italiana.

Il fenomeno è particolarmente forte in Emilia-Romagna, che è la seconda regione italiana per numerosità assoluta (112.839 alunni con cittadinanza non italiana), ma prima per incidenza percentuale: il 18,4% degli studenti, quasi uno su cinque, ha cittadinanza non italiana.

Sul piano della provenienza, il Rapporto Ismu indica che circa il 32% degli studenti con cittadinanza non italiana ha origini africane (Marocco, Egitto, Tunisia, Nigeria, Senegal), il 20% asiatiche (tra cui Pakistan e Bangladesh) e il 43% europee (con prevalenza di Romania, Albania, Ucraina). Non esistono, infine, dati ufficiali specifici sulla fede religiosa degli studenti scolastici, né a livello nazionale né locale, La valutazione è quindi rimessa alle istituzioni che vivono il territorio giorno per giorno.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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